Dipendenti statali, cosa cambia tra mobilità e prepensionamenti

La riforma della pubblica amministrazione del governo Renzi punta ad agevolare lo spostamento del personale e a modificare gli organici. Ma i sindacati si oppongono

Una manifestazione dei dipendenti pubblici – Credits: Danilo Schiavella/Ansa

Andrea Telara

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Prepensionamenti, mobilità, tagli ai permessi sindacali e demansionamento. Sono le quattro parole-chiave della prossima riforma della pubblica amministrazione, che il governo Renzi presenterà domani. Oggi, si tiene un confronto di massima tra i sindacati degli statali e il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia , ma non sono attese novità significative, poiché la bozza della riforma è ormai già scritta. Ecco, di seguito, le principali misure che potrebbero essere contenute nel testo, almeno secondo le indiscrezioni che circolano in queste ore.

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MOBILITA' OBBLIGATORIA

La norma che fa più discutere è senza dubbio quella che riguarda la mobilità. In caso di eccedenze del personale, un dipendente pubblico potrà infatti essere trasferito da un ente all'altro della Pa, anche senza il suo consenso. Lo spostamento potrà avvenire entro un raggio di 100 chilometri (è questo uno dei punti più controversi) e non potrà comportare una riduzione dello stipendio del lavoratore.

ANZIANI A CASA

I dipendenti pubblici che maturano il diritto alla pensione entro due anni, potranno essere licenziati e ricevere subito il trattamento previdenziale. Questo provvedimento potrà essere ovviamente adottato in presenza di eccedenze del personale. Sembra invece destinato a saltare il grande piano di prepensionamenti ventilato dal ministro Madia, per svecchiare tutti gli organici.

DEMANSIONAMENTO

Un dipendente collocato in mobilità a causa di eccedenze del personale, potrà essere reinserito nell'organico di un ente pubblico anche con una mansione di grado inferiore rispetto a quella che aveva in precedenza.

TAGLI AI PERMESSI SINDACALI

E' prevista una riduzione delle aspettative e dei permessi sindacali fino al 50% per ogni sigla dei lavoratori.

TURNOVER

Dovrebbero essere allentate le norme sul turnover che impongono di assumere nuovo personale per una quota non superiore al 20% dei dipendenti che vanno in pensione. Il tetto massimo al turnover potrebbe infatti salire al 40% nel 2015, al 60% nel 2016 e all'80% nel 2017

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