Le professioni del web, come diventare E-Reputation Manager

E-Reputation Manager: il profilo di una delle nuove professioni del web. Il contesto in cui opera, cosa fa, come si forma, dove lavora, quanto guadagna e l’intervista a un professionista del settore 

(Credits: Viralbeat.com)

Luca Orioli

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Uno dei maggiori cambi di paradigma portati dal web è stata la “democratizzazione” e la possibilità di rendere pubblica e visibile a tutti l’opinione di ogni singolo utente: un canale senza alcuna intermediazione attraverso cui è possibile dichiarare qualsiasi cosa.

Sui social network ad esempio è possibile leggere di tutto: il commento entusiasta sulla crociera appena trascorsa dalla coppia di neosposini, la segnalazione di un’iniziativa promossa da un brand oppure il parere negativo su quanto si mangi male al ristorante all’angolo. Questa esplosione di opinioni pubbliche rappresenta un grande valore per le aziende, un flusso di informazioni utili da raccogliere, ascoltare e analizzare per capire come si viene percepiti, che cosa si dice in giro di quel determinato prodotto/attività e valutare le migliori strategie per il futuro.

Prosegue il percorso attraverso i nuovi lavori di internet individuati in occasione dell’intervista  realizzata a Giulio Xhaet, autore del libro “Le nuove professioni del web” edito da Hoepli e founder di professionidelweb.it , con il profilo che si occupa di monitorare la publicy delle aziende, l’E-reputation Manager.

IL CONTESTO IN CUI OPERA

Come spesso avviene per le professioni legate all’ambito digitale, risulta complicato definire i confini di un profilo rispetto a un altro, considerando quanto sono interconnessi e in certi casi sovrapponibili tra loro. Così anche quello dell’E-reputation Manager risulta un ruolo piuttosto variabile per funzioni attribuite, a seconda della realtà entro cui è inserita la figura.

In linea di massima è definibile come un ibrido fra un analista e un addetto alle pubbliche relazioni: da una parte deve conoscere le dinamiche sociologiche e antropologiche al fine di analizzare la situazione, dall’altra le dinamiche relazionali e comunicative in modo da intervenire per gestire la conversazione.

COSA FA

L’E-reputation Manager è la figura che si occupa di monitorare ed estrarre dall'universo online le conversazioni rilevanti sulla base di una lista di parole chiave, le analizza per individuare i trend, gli influencer (soggetti coinvolti nella conversazione che detengono un potere sociale più importante degli altri, influenzandoli) e le crisi (conversazioni critiche sul prodotto o sul brand, fondate o meno) e interpreta i dati per offrire spunti strategici all’azienda.

Le metodologie che l’E-Reputation Manager è chiamato a mettere in campo per svolgere il proprio mestiere sono diverse, ma tutte possono essere accomunate in questa procedura:

- il crawling, l'estrazione delle conversazioni che presentano specifiche keyword predefinite (es. il brand);

- l'indexing, cioè l'indicizzazione delle conversazioni in un archivio (database) che è possibile interrogare;

- data mining, tutte quelle operazioni sul database finalizzate all'aggregazione/disaggregazione dei dati in funzione di parametri definiti (es. tempo, area geografica, persone coinvolte nella conversazione, tipologia di sito web, ecc.);

- l'analisi/interpretazione umana;

- definizione di un'azione sulla base della conoscenza acquisita nelle precedenti fasi.

Riassumendo, l’E-reputation Manager agisce per monitorare le conversazioni in rete, analizzarle e interpretarle, agire per influenzarle.

COME SI FORMA

Non esiste un percorso formativo specifico, i professionisti possono arrivare da studi in comunicazione o marketing, sociologia, antropologia, filosofia. La formazione universitaria in questo ambito specifico non offre ancora corsi ben definiti quindi la via migliore resta comunque una formazione verticale - per esempio un master - coniugata a uno stage presso una delle realtà più solide del mercato dove è possibile apprendere concretamente il mestiere.

Fra le competenze che possono fare la differenza in questa professione sono quelle connesse a studi etnografici, l'utilizzo di software di network analysis e data visualization, nozioni di statistica, conoscenze sulle API (Application Program Interface) e dei principali Social Network (come Twitter o Facebook), oltre a una capacità di analisi degli usi linguistici e semantici del web.

DOVE LAVORA

Solitamente è una figura collocata all’interno in un’agenzia specializzata nell'analisi delle conversazioni online oppure in una Social Media Agency in cui l'aspetto strategico e operativo è frutto di un' approfondita fase analitica delle conversazioni.

In ambito strategico l’E-reputation Manager lavora a stretto contatto con il Digital Pr  e il Community Manager occupandosi di analisi, interpretazione, reportistica e consulenza all’azione strategica in ambito web reputation.

QUANTO GUADAGNA

In Italia la situazione delle retribuzioni è molto varia e assolutamente meno soddisfacente rispetto all'estero. Una figura in stage riceve circa 500 euro al mese, una figura di massima esperienza (ma senza responsabilità di gestione del team) circa 1.800 euro.

SITI E BLOG DI RIFERIMENTO

Etnografiadigitale.it : Centro Studi di Etnografia Digitale che riunisce l'esperienza di alcuni operatori del settore e di centri di ricerca universitari (l'Università di Milano e l'Università di Urbino);

Viralbeat  e Blog Meter : due blog che lavorano con i dati relativi a questo mondo;

Infosthetics.com : sito dove si parla di data visualization.

L’INTERVISTA

Per approfondire il profilo dell’E-Reputation Manager ho parlato con Simone Tornabene, Head of Digital di Cemit DS, la divisione Digital di Cemit Interactive Media che si occupa di Direct Marketing in seno al gruppo Mondadori e fondatore di Viralbeat, agenzia che si occupa di reputazione online.

Mi descrivi in 5 righe il tuo percorso lavorativo per arrivare a diventare E-reputation manager? 
Ho iniziato occupandomi di strategia in Ninja Marketing e poi ho fondato Viralbeat, che si occupa proprio delle tematiche afferenti alla reputazione online. Come molti coetanei sono stato forzato dagli eventi ad aprire una partita IVA e grazie all'impegno e a un pizzico di fortuna ne beneficio da 5 anni: sono consulente e felice di esserlo. Il mio percorso è stato un po' atipico: dopo la laurea in relazioni internazionali a Catania mi sono trasferito a Milano per amore e qui sono rimasto per lavoro ormai da quasi cinque anni. Ho trovato infatti il terreno ideale per la crescita delle mie ambizioni e la soddisfazione della mia sete di conoscenza.

Come hai scoperto questo lavoro?
Da utente della rete. Ero affascinato da questo mondo e decisi di fare di questa mia passione un mestiere. Sono stato abbastanza fortunato da potermici dedicare chiamandolo lavoro.

Che tipo di persone incontri durante la tua attività professionale?
Molto varie. Sia per background che per esigenze. Digital ormai è un'etichetta vuota: tutto ha a che fare con la rete. E tutti hanno bisogno di una presenza online e quindi di gestione della loro reputazione.

Come è considerata questa figura in Italia?
Sicuramente è una delle più facili da comprendere per ruolo. Di certo è anche una di quelle più sottovalutate, ciò si traduce in retribuzioni e responsabilità percepita non all'altezza dell'effettiva qualità (e quantità) del lavoro effettuato.

Come ti aggiorni? 
Ultimamente ho avuto il piacere di leggere Societing Reloaded di Giordano e Ardvisson. I blog hanno il vantaggio di essere meno soggetti a obsolescenza, per esempio i blog di Vincenzo Cosenza e Gianluca Diegoli offrono entrambi ottimi spunti sull'argomento. Tra i corsi più interessanti ci sono sicuramente quelli dei miei colleghi della Ninja Academy: Giovanna Montera e Matteo Flora.

Quali consigli daresti ai giovani che hanno intenzione di intraprendere questa professione?
Aggiornarsi costantemente, soprattutto sulle metodologie e innovare sempre: fare propria la metodologia e cercare di migliorarla applicandola. In questo settore la ricerca si fa sul campo.

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