Perché i giovani meridionali tornano a emigrare

Sfiducia nella politica, mancanza di prospettive e crisi economica: uno studio dell'Istituto Toniolo svela le ragioni del grande esodo dalle regioni del Sud

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Londra, anni 50. Alcuni piccoli migranti italiani – Credits: O'Brien/Fox Photos/Getty Images

Sono i giovani del Mezzogiorno le prime vittime della crisi che sta colpendo il Sud Italia, cresciuto negli ultimi anni, secondo il Fmi, meno della Grecia, cenerentola europea. Pur di trovare un impiego l'84,4% degli under 25 originari del Meridione si dichiara infatti disposto a trasferirsi in qualsiasi  altraregione italiana o addirittura all'estero (50%).

Sono loro la nuova generazione di migranti. Una migrazione diversa, certo, da quella tradizionale delle valige di cartone degli inizi del 900 e del dopoguerra, che essenzialmente riguardava operai, contadini e lavoratori poco specializzati attratti dal miraggio della grande fabbrica, ma un'immigrazione nondimeno drammatica per gli effetti di impoverimento che sta producendo su tutto il Sud Italia.

È quanto emerge un'indagine promossa ed elaborata a partire da un panel di 5.000 giovani tra i 19 e i 32 anni dall'Istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l'Università Cattolica e con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo. Secondo l'indagine la disponibilità a spostarsi è più alta per chi ha un titolo di studio maggiore. Questo significa che coloro che abbandonano il loro territorio di origine sono maggiormente, in percentuale, i lavoratori più qualificati e preparati. Un problema, nel problema più generale del sottosviluppo del Meridione.

Vediamo qualche dato: il 73% di chi ha solo la scuola dell'obbligo è disposto a trasferirsi stabilmente contro l'86% dei laureati. Inoltre, solo il 43% di chi ha titolo basso è pronto ad andare all'estero, contro il 52% dei laureati. La decisione di spostarsi dei giovani meridionali è legata non solo alle minori opportunità di trovare lavoro, ma anche alla più bassa qualità e soddisfazione per vari aspetti del lavoro svolto. Chi lavora al Sud, secondo l'indagine, si trova maggiormente a doversi adattare a svolgere una attività non pienamente in linea con le proprie aspettative. In generale, circa un giovane meridionale su tre non è soddisfatto del lavoro che svolge contro uno su quattro nel Nord.

ASPETTATIVE NEL SUD ITALIA
Un motivo per andarsene è anche la bassa fiducia nelle istituzioni e in particolare nella possibilità che la politica locale sia in grado di migliorare le condizioni di vita e lavoro dei cittadini. La fiducia nelle istituzioni locali è pari al 23% per i giovani italiani in generale, mentre scende al 17% per i giovani del Sud. "Rispetto alla fiducia nelle proprie capacità e al considerarsi la principale ricchezza del proprio paese - spiega il prof. Alessandro Rosina, tra i curatori dell'indagine - non c'e' molta differenza tra giovani meridionali e settentrionali. Oltre il 90% degli intervistati e' infatti convinto, con omogeneità su tutta la penisola, di essere la risorsa più importante che l'Italia dovrebbe mettere in campo per tornare a crescere. Quello che fa la differenza tra Nord e Sud sono, da una lato, le opportunità di trovare lavoro e la qualità dell'occupazione. In particolare pesano l'instabilità e le basse remunerazioni, indicati come aspetti problematici da oltre la metà dei giovani occupati nel Sud. Inoltre maggiore nei ragazzi meridionali è la sfiducia nella classe dirigente locale e nelle prospettive future di miglioramento. La conseguenza è che per i giovani del Sud risulta molto piu' drastica la decisione tra rimanere ma dover rivedere al ribasso le proprie aspettative lavorative e i propri obiettivi di vita, o invece andarsene altrove. Solo il 16% e' infatti indisponibile a trasferirsi. Se però in passato come destinazione prevaleva il Nord Italia, ora più della metà degli under 30 meridionali punta a un possibile volo direttamente all'estero".


LA SFIDA DI DOMANI
La sfida è quella di costruire condizioni per rimanere, oltre a quelle per riattrarre chi è andato a studiare o a fare esperienze di lavoro al Nord o oltre confine. Molti giovani emigrati sarebbero disposti a tornare anche con opportunità inferiori a quelle che trovano negli altri paesi sviluppati, purché in presenza di un processo solido e credibile di miglioramento a cui possano contribuire da protagonisti.

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