Perché bisogna assumere le donne per combattere la recessione

Uno studio americano dimostra come discriminazioni e disuguaglianze di genere contribuiscono a frenare la ripresa

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– Credits: kali9

Claudia Astarita

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Il magazine americano Time ha dedicato un interessante servizio al potenziale che una maggior partecipazione delle donne alla forza-lavoro potrebbe avere in termini di crescita economica. Uno studio dell'Istituto McKinsey, infatti, ha calcolato che se il tasso di impiego femminile raggiungesse quello maschile la produzione globale otterrebbe in dieci anni un incremento del 26%. Una cifra di 28mila miliardi di dollari americani, l'equivalente del prodotto interno lordo di Cina e Stati Uniti messi assieme.

Lo studio ha analizzato anche il collegamento esistente tra la composizione della forza-lavoro e la diseguaglianza di genere, provando che una minor presenza femminile nel mondo del lavoro, un numero di ore lavorate inferiore rispetto agli uomini e il fatto che molto spesso le donne siano relegate in settori a bassa produttività come l'agricoltura sono responsabili di molti squilibri. Non solo: spesso il lavoro femminile non viene retribuito. La stima è che il 75% del lavoro gratuito nel mondo sia svolto da donne, anche in considerazione del loro tradizionale ruolo all'interno delle mura domestiche in molte società. 

Le soluzioni? McKinsey ne suggerisce alcune, pur nella consapevolezza delle numerose difficoltà che si parano di fronte. Innanzitutto, rendere più efficiente lo svolgimento di alcune mansioni: la raccola della legna da ardere, che in molti Paesi in via di sviluppo rappresenta un'attività quasi a tempo pieno per molte donne, potrebbe essere riorganizzata, lasciando loro più tempo per svolgere lavori retribuiti. In secondo luogo, affidare ad altri, pagandoli anche con l'ausilio di sussidi statali, i compiti di cura dei bambini e degli anziani – in questo modo le donne avrebbero il tempo per lavorare e guadagnare a sufficienza sia per pagare i propri collaboratori domestici che per avere una parte di reddito disponibile. Infine, una maggior condivisione del lavoro gratuito con gli uomini, in modo da concedere ad entrambi i sessi un tempo sufficiente a lavorare in maniera più produttiva.

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