Lavoro

Pensioni: quanto si perde con la riforma Boeri

Il presidente dell'Inps rilancia l'idea di un'uscita anticipata dal lavoro con un taglio agli assegni. I sacrifici supererebbero i 50 -100 euro al mese

Tito-Boeri

Andrea Telara

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In pensione un po' prima, ma con un taglio all'assegno fino al 9%. E' la proposta presentata da tempo dal presidente dell'Inps, Tito Boeri, che l'ha rilanciata pochi giorni fa con alcune esternazioni pubbliche. Nello specifico, Boeri vorrebbe permettere ai lavoratori più anziani di mettersi a riposo in anticipo rispetto a quanto prevede la riforma Fornero del 2011, cioè a 63 anni e 7 mesi e non a 66 anni e 7 mesi come stabilito oggi. In cambio, i pensionati dovranno però accettare un taglio all'assegno pari al 3% per ogni anno che precede la soglia dei 66. Esempio: chi vuole congedarsi dal lavoro a 65 anni e 7 mesi anni anziché a 66 e 7 mesi, subirebbe una decurtazione del 3% su quanto avrebbe ottenuto mettendosi a riposo 12 mesi dopo, cioè rispettando in pieno le regole della legge Fornero. Chi volesse andare in pensione a 64 anni e 7 mesi, cioè con un anticipo di un biennio, subirebbe invece un taglio all'assegno del 6%, che salirebbe al 9% in caso di fuoriuscita dal lavoro a 63 anni e 7 mesi.


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A prima vista, quelli proposti dal presidente dell'Inps sembrano dei tagli abbastanza contenuti, un sacrificio accettabile per potersi godere un po' prima del previsto la tanto agognata pensione. Secondo i sindacati, e in particolare secondo la Uil, la proposta del presidente dell'Inps è invece troppo severa, poiché comporterebbe una riduzione degli assegni superiore a 100 euro al mese anche per chi ha una pensione bassa, attorno a 1.000-1.200 euro netti mensili. Ma ecco, di seguito, alcuni esempi concreti di cosa accadrebbe.


Lavoratore con redditi bassi

Se prenda il caso di un lavoratore che, rispettando le regole della Legge Fornero, avrebbe una pensione di 1.500 euro lordi, che corrispondono a circa 1.200 euro al netto delle tasse. Con la riforma Boeri, questo lavoratore potrebbe appunto andare in pensione 3 anni prima del previsto, cioè a 63 anni e 7 mesi, ma subirebbe un taglio dell'assegno di 135 euro lordi che,  al netto delle tasse, diventano circa 90 euro. Dunque, una volta sottratte le imposte, la pensione scenderebbe da 1.190 a 1.100 euro circa. Se lo stesso lavoratore si mettesse a riposo tra i 64 e i 65 anni, invece, la decurtazione dell'assegno sarebbe più modesta, cioè tra 30 e 60 euro mensili al netto di tutte le tasse.


Lavoratore con redditi medi

Si prenda invece il caso di un lavoratore con redditi medi che, con le regole di oggi, maturerebbe a 66 anni e 7 mesi una pensione di 2.500 euro lordi mensili (quasi 1.830 euro netti). Anticipando la fuoriuscita di 3 anni, con la riforma Boeri l'assegno Inps scenderebbe di 225 euro lordi al mese che, al netto delle tasse, diventerebbero però circa 130 euro. Una volta sottratte le imposte, dunque, la pensione calerebbe da 1.830 a 1.700 euro al mese. Se lo stesso lavoratore si mettesse a riposo tra i 64 e i 65 anni, invece, la decurtazione dell'assegno sarebbe un po' più contenuta, cioè tra 50 e 90 euro mensili al netto di tutte le tasse.


Lavoratore con redditi medio-alti

Un po' più consistenti sono i tagli previsti dalla riforma Boeri per i lavoratori con redditi medio-alti, che maturano una pensione di 3.500 euro lordi mensili, cioè 2.400 euro al netto delle tasse. In questo caso, la riforma Boeri comporterebbe un taglio di 315 euro lordi (circa 190 euro netti) per chi si mette a riposo 3 anni prima del previsto. La pensione netta scenderebbe così da quasi 2.400 euro mensili a poco più di 2.200 euro. Congedandosi attorno ai 64-65 anni, invece, lo stesso lavoratore subirebbe una decurtazione sull'assegno Inps tra 70 e 130 euro netti al mese, sempre partendo dai 2.400 euro che avrebbe maturato rispettando le regole della legge Fornero.


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