Lavoro

Pensioni, quanto costa cancellare la riforma Fornero

Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, parla di un onere di 15 miliardi di euro l’anno. Ma per la Lega il conto è di 5 miliardi

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Andrea Telara

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Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha stimato una cifra di 11 miliardi di euro circa nell’immediato e di 15 miliardi negli anni a venire. E’ più o meno la stessa somma calcolata da Stefano Patriarca, economista che è stato a lungo consulente del governo sui temi previdenziali e che ora dirige una società di ricerca e consulenza che si chiama Tabula. Ma quanto costa davvero cancellare la legge Fornero, cioè la riforma delle pensioni approvata nel 2011 dal governo Monti? 

La quota 100 e gli assegni di anzianità 

E’ la domanda che circola da quando Lega e Movimento 5 Stelle (M5S), i due partiti vincitori delle elezioni e ormai vicini  a un accordo per la formazione di un nuovo governo, si sono mostrati decisi nel rottamare appunto la riforma Fornero abbassando l’età del pensionamento. Le ipotesi più accreditate che circolano da giorni sono due. La prima è che venga introdotta la cosiddetta quota 100, cioè un sistema che consente di andare in pensione non appena la somma dell’età anagrafica del lavoratore e dei contributi versati supera una determinata soglia. 

Nello specifico, Lega e 5stelle vorrebbero consentire l’uscita dal lavoro a chi ha compiuto 64 anni (contro i 67 di oggi) e ha alle spalle almeno 36 anni di carriera (64 più 36 è appunto uguale a 100). Inoltre, verrà probabilmente introdotta una pensione di anzianità che permette di mettersi a riposo a chiunque abbia versato almeno 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età. 

Non più di 5 miliardi (all'anno)

Tutte queste misure, secondo l’M5S e soprattutto secondo il partito di Matteo Salvini, non avranno quel costo pesante di cui parlano Boeri e Patriarca. Alberto Brambilla presidente del Centro studi e ricerche di Itinerari previdenziali, un tecnico da sempre vicino alla Lega, ha calcolato un onere per lo Stato di circa 50 miliardi di euro in 10 anni che equivalgono a 5 miliardi di euro ogni 12 mesi (si vedano le dichiarazioni lasciate a Panorama.it dallo stesso Brambilla nei mesi scorsi). 

Si tratta dunque di una cifra che è ben inferiore a quella stimata da Boeri e Patriarca e che, pur essendo non trascurabile, avrebbe un peso limitato sui conti pubblici. Dunque, viene da chiedersi, dove sta la verità sugli effetti della cancellazione della legge Fornero? Ha ragione Boeri o Brambilla? Probabilmente hanno ragione tutti e due, poiché anche i calcoli dell’economista vicino alla Lega partono  da un assunto: più che cancellare in toto l’ultima legge previdenziale del governo Monti, è bene ammorbidirne gli effetti, mantenendo alcuni pilastri del sistema in vigore. 

Legame strutturale 

Per avere il via libera dall’Europa a una eventuale rottamazione della Fornero, infatti, per Brambilla il futuro governo dovrà quasi sicuramente mantenere in vigore il legame attualmente esistente tra l’età pensionabile e le aspettative di vita della popolazione. In altre parole, man mano che l’età media degli italiani salirà, anche le soglie di pensionamento continueranno in futuro a muoversi verso l’alto. 

Si tratta infatti di un meccanismo strutturale che rassicura le autorità di Bruxelles sul fatto che, nei decenni a venire, la spesa previdenziale nel nostro Paese rimarrà sempre sotto controllo, anche se l’età di uscita dal lavoro viene abbassata oggi di tre anni. Ammorbidire le regole sulle pensioni, insomma, è possibile ma fino a un punto. 

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