Lavoro

Pensioni, perché il governo vuol rimborsare solo 500 euro

Con un decreto che cambia retroattivamente le regole del 2012, l'esecutivo restituirà il meno possibile a chi ebbe il blocco degli assegni

Una media di 500 euro a testa. E' la cifra che il presidente del consiglio Matteo Renzi, intervistato nella trasmissione televisiva L'Arena, ha promesso di restituire a 4 milioni di pensionati italiani, dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 30 aprile scorso. La Consulta, per chi non lo sapesse ancora, ha dichiarato illegittimo il blocco delle pensioni attuato per il 2012 e il 2013 dal governo Monti, durante la crisi finanziaria dell'Eurozona. Per due anni interi, le pensioni di poco superiori a 1.400 euro lordi al mese (circa 1.150 euro netti) non sono state rivalutate in base all'inflazione dell'anno precedente, come invece dovrebbe avvenire di regola. Ora che i giudici costituzionali hanno delegittimato quel blocco, ci sono milioni di italiani che vantano un credito nei confronti dell'Inps, cioè verso lo Stato. Nel complesso, la cifra che l'istituto di previdenza dovrebbe restituire è nell'ordine di 13-16 miliardi di euro. A sentire le parole pronunciate ieri da Renzi, però, sembra quasi sicuro che il governo restituirà soltanto 2 miliardi, che corrispondono appunto a 500 euro a testa, moltiplicati per 4 milioni di pensionati.


Pensioni, chi avrà i rimborsi e chi no


Dove sono finti gli altri 12-14 miliardi? Probabilmente, quei soldi non verranno mai ridati indietro, giacché il ministero dell'Economia adotterà una soluzione ad hoc per evitare di metter pesantemente mano al portafoglio. In pratica, verrà emanato un nuovo decreto (i cui dettagli rimangono ancora da chiarire) che cambia retroattivamente i meccanismi di indicizzazione delle pensioni per l'anno 2012 e probabilmente anche per il 2013. Il ragionamento è più o meno questo: se bloccare del tutto gli assegni era sbagliato, allora stabiliamo per il biennio 2012-2013 un nuovo sistema molto soft per rivalutare le pensioni in base all'inflazione. Con questo escamotage, che agisce appunto retroattivamente, la cifra da restituire sarà dunque molto contenuta. Secondo le ipotesi più accreditate, chi ha un reddito sopra i 3mila euro lordi al mese (2mila netti circa) non otterrà quasi nulla di rimborso, se non una cifra simbolica. Chi nel 2012 guadagnava tra 1.400 e 3mila euro lordi, (cioè tra 1.150 e 2mila euro circa) avrà invece un rimborso che decresce all'aumentare del reddito. A parte di dettagli, però, una cosa sembra certa: la cifra che Renzi è disposto a mettere sul piatto è di 2 miliardi di euro, non un centesimo di più, e i soldi verranno pagati probabilmente entro agosto.


La sentenza della Consulta sulle pensioni


A questo punto, resta aperto un interrogativo: basterà la soluzione adottata dall'esecutivo per rispettare i dettami della Corte Costituzionale? Nella sentenza con cui hanno bocciato il blocco degli assegni, i giudici della Consulta hanno ravvisato una violazione degli articoli 36 e 38 della Costituzione, in base ai quali lo Stato deve garantire ai propri cittadini dei salari e dei trattamenti pensionistici adeguati ad affrontare la vecchiaia. Restituendo una media di soli 500 euro a ogni pensionato ed escludendo chi guadagna più di 2mila euro netti al mese, il governo pensa dunque di tornare nell'alveo della legalità costituzionale, sanando le violazioni degli articoli 36 e 38. Ovviamente, non tutti condividono le posizioni dell'esecutivo. “Il premier non se la può cavare con un bonus una tantum”, ha commentato per esempio la Spi, il sindacato dei pensionati che fa capo alla Cgil. Le opposizioni, da Forza Italia al Movimento 5 Stelle, hanno paventato il rischio di una valanga di ricorsi contro i provvedimenti adottati dal governo, da parte dei pensionati che resteranno esclusi dalla restituzione dei soldi o che avranno comunque solo “pochi spiccioli”. Si tratta di almeno 1-1,5 milioni di persone, molte delle quali sono pronte a ingaggiare una nuova battaglia a suon di carte bollate.


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti