Pensioni d'oro: vietato tagliarle

Per la Corte Costituzionale, è illegittimo il prelievo sugli assegni Inps più alti. Ecco cosa cambia dopo la sentenza, che riduce lo spazio di manovra del governo in materia previdenziale

(Credits:Imagoeconomica)

Andrea Telara

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Vietato tagliare le pensioni d'oro. E' ciò che ha stabilito la Corte Costituzionale con una sentenza che ha fatto e che farà certamente discutere. I giudici della Consulta hanno dichiarato illegittimo il contributo di solidarietà imposto sugli assegni Inps sopra i 90mila euro, deciso nel 2011 dal governo Berlusconi, pochi mesi prima di uscire di scena.

PENSIONI D'ORO E PENSIONI DA FAME

Nell'ambito di una manovra economica straordinaria, l'esecutivo del centrodestra aveva infatti chiesto un sacrificio a tutti i pensionati più ricchi, introducendo un contributo straordinario del 5% sulla parte di assegno Inps che oltrepassa i 90mila euro e del 10% sulla quota che supera i 150mila. Poi, alla fine del 2011, il governo Monti e l'ex-ministro del welfare, Elsa Fornero , hanno rincarato ulteriormente la dose, applicando un contributo di solidarietà del 15% anche sulla parte di rendita che, per pochi fortunati, supera i 200mila euro. Monti e Berlusconi (e i loro ministri) non avevano fatto però i conti con la giurisprudenza italiana che ora ha azzerato tutte queste manovre, chiedendo addirittura allo stato di restituire le somme trattenute indebitamente. Nel complesso, ai pensionati d'oro, verranno restituiti circa 84 milioni di euro, in media poco più di 10-15mila euro a testa.

LE PENSIONI D'ORO E I POSSIBILI TAGLI

Per chi percepisce dall'Inps un assegno molto ridotto, sicuramente questa sentenza rappresenta un boccone amaro da digerire. Va ricordato, però, che la Consulta non dà un giudizio politico sulle leggi, ma deve soltanto stabilire se sono in linea o meno con i principi della Costituzione. In questo caso, i giudici hanno stabilito che il contributo di solidarietà fosse una palese violazione dell'articolo 53 della Carta Costituzionale, che fissa un principio molto semplice: ogni italiano deve pagare una quantità di tasse in proporzione alla propria capacità contributiva. Chi guadagna di più, insomma, deve pagare di più. In base a questo articolo, però, non è neppure ammissibile che un pensionato che incassa dall'Inps una determinata cifra, debba subire un prelievo più alto di un cittadino lavoratore dipendente o autonomo che dichiara lo stesso reddito. Dunque, sempre secondo la Consulta, non è possibile usare due pesi e due misure: o si tassano tutti i redditi alti o non si tassa nessuno.

PENSIONI SEMPRE PIU' MAGRE

Aldilà degli aspetti giuridici, il pronunciamento della Corte Costituzionale sembra però destinato avere comunque un peso sul piano politico. Il prelievo sulle pensioni più alte, infatti, era anche una delle misure ventilate dal ministro del Lavoro, Enrico Giovannini , per rastrellare un po' di soldi da destinare poi ai piani del governo contro la disoccupazione, soprattutto contro quella giovanile. Ma ora, dopo questa sentenza della Consulta, l'esecutivo rischia di trovarsi con le armi spuntate.

Del resto, non va dimenticato che in Italia le pensioni sono un serbatoio di spesa enorme (costano oltre 280 miliardi di euro all'anno) e quasi tutti i governi, per fare cassa, bene o male hanno sempre dovuto andare a toccare il capitolo della previdenza. Anche il contributo di solidarietà, per esempio, è una peculiarità tutta italiana, visto che (secondo un'analisi effettuata tempo fa dalla Spi-Cgil) in altri paesi europei come la Spagna, la Francia o la Germania, le pensioni non vengono neppure tassate o subiscono un prelievo assai ridotto di pochi punti percentuali. E' anche vero, però, che in Italia c'è una minoranza di ex-lavoratori a riposo che incassano dall'Inps assegni assai generosi e costano parecchio alle casse dello stato: i circa 700mila pensionati che guadagnano più di 3mila lordi euro al mese, per esempio, pesano sul bilancio pubblico per circa 40 miliardi di euro all'anno.

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