Lavoro

Pensioni, meglio tagliarle tutte e non solo quelle d'oro

Con un contributo di solidarietà su ogni assegno retributivo, si possono recuperare 6 miliardi di euro da destinare ai giovani

Pensioni: 'I conti non tornano', al via mobilitazione Cgil

Circa 160 milioni di euro in tutto, che nel calderone del bilancio dello Stato sono poco più che briciole. E’ la cifra che, secondo alcuni istituti di ricerca, potrebbe essere ricavata tagliando le pensioni d’oro, cioè gli assegni Inps di importo superiore ai 4mila euro netti. Il ministro del lavoro, Luigi Di Maio, vorrebbe da tempo dare una sforbiciata a queste rendite e ha annunciato l’approvazione a breve di un provvedimento ad hoc, che taglierà pure i vitalizi dei vecchi parlamentari. 

Strada alternativa

Il ministro, però, si dovrà scontrare con la logica dei numeri poiché le pensioni d’oro, meritate o immeritate che siano, sono in realtà poche: qualche decina di migliaia di euro in tutto, dalla cui decurtazione si possono ricavare appunto ben pochi soldi. Ecco allora che nelle ultime settimane, soprattutto all’interno della Lega che è il partito alleato di Di Maio al governo, si è fatta strada un’altra ipotesi: quella di tagliare tutte le pensioni, e non soltanto quelle d’oro, ovviamente utilizzando il bisturi e non la scure. 

L’idea è più o meno quella avanzata qualche anno fa da un’economista esperto di pensioni e  vicino alla Lega: Alberto Brambilla, che ha fatto parte in passato del Nucleo di Valutazione della spesa previdenziale preso il ministero del lavoro. Brambilla ha ipotizzato da tempo di introdurre un contributo di solidarietà su tutti gli assegni che sono stati calcolati con il metodo retributivo in vigore fino al 1995, cioè in proporzione agli ultimi stipendi percepiti prima di ritirarsi dal lavoro (e non in base ai contributi versati).  Questi tagli verrebbero però attuati in maniera progressiva. 

Poco più di tre caffé

In pratica,  sulle pensioni inferiori a 700 euro lordi si potrebbe applicare un balzello dello 0,5% che comporterebbe un taglio di 3,5 euro al mese, “poco più di tre caffè”, come scrisse a suo tempo  Brambilla in un articolo sul Corriere della Sera. Poi, man mano che aumenta l’importo della rendita, cresce anche l’entità della decurtazione prevista,  fino ad arrivare a oltre l’8% sulle pensioni più alte. 

Con questa misura, quattro anni fa Brambilla calcolò un potenziale introito per lo Stato di ben 6 miliardi di euro, che potrebbero essere destinati alla riduzione del debito pubblico o a incentivare l’occupazione giovanile. Altro che i 160milioni di euro ricavati con i tagli ipotizzati da Di Maio alle pensioni d’oro, spesso ingiuste ma troppo rare per fare cassa.   

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