Lavoro

Pensioni di invalidità di nuovo a rischio. Ecco perché

Secondo la Cassazione, gli assegni agli inabili devono essere liquidati soltanto se il reddito familiare (compreso quello del coniuge) è inferiore a una determinata soglia

(Credits:Ciro Fusco/Ansa)

La sentenza della Cassazione è già arrivata da quasi una settimana ma il Parlamento, che dovrebbe intervenire subito per trovare un rimedio, sembra occuparsi di ben altro. Intanto, però, migliaia di pensioni di invalidità sono di nuovo a rischio in tutta Italia, dopo un pronunciamento dell'Alta Corte che era atteso (e temuto) da diversi mesi.

LA RIFORMA PREVIDENZIALE DI ELSA FORNERO

LE PENSIONI DI INVALIDITA' E LA CASSAZIONE

La questione va avanti da molto tempo e ha origine in una prima sentenza della Cassazione di circa due anni fa. Nel 2011, infatti, l'Alta Corte ha respinto il ricorso di una signora di Bari, che aveva portato in tribunale l'Inps per avergli negato un trattamento d'invalidità. I giudici, interpretando una legge degli anni '70, hanno dato ragione all'istituto nazionale della previdenza, stabilendo che la signora non aveva diritto alla pensione, in quanto suo marito superava determinati limiti di reddito.

Immediatamente,  l'Inps si è attenuto alle decisioni della magistratura ed è passato dalle parole ai fatti: con una circolare del 28 dicembre scorso (la n.149 d), ha stabilito che gli assegni per gli inabili spettano soltanto a chi ha un reddito familiare (compreso quello del coniuge) inferiore a 16.127,30 euro lordi annui. Una volta superata questa soglia, l'invalido perde il diritto alla prestazione. Fino all'anno scorso, invece, i criteri d'accesso erano ben diversi e l'istituto della previdenza, per erogare gli assegni, teneva conto soltanto del reddito personale del pensionato e non di quello della moglie o del marito.

L'INTERVENTO DELLA FORNERO E LA NUOVA SENTENZA.

Dopo numerose proteste dei sindacati, però, c'è stato l'intervento del ministro del welfare, Elsa Fornero, che ha costretto l'Inps a tornare sui suoi passi. Anche nel 2013, secondo le disposizioni del ministro, le pensioni di invalidità verranno liquidate con i vecchi criteri (almeno in via provvisoria) cioè senza tenere conto dei redditi del coniuge. Quando la polemica sembrava finita, è arrivata  la settimana scorsa un'altra sentenza della Sezione Lavoro della Cassazione, che non lascia spazio a dubbi: riprendendo altri pronunciamenti effettuati nei mesi scorsi, la Suprema Corte ha infatti stabilito che il reddito del coniuge va sempre tenuto in considerazione,  per stabilire chi ha diritto o meno alla pensione di invalidità. Di conseguenza, poiché il compito dell'Inps è di rispettare la legge, le possibilità sono due: o si cambiano le norme, o le pensioni di migliaia di invalidi italiani devono essere tagliate. Per questo,  i sindacati chiedono  adesso che la situazione venga sanata politicamente, cioè con un intervento urgente del governo o del Parlamento (che, purtroppo, stanno vivendo oggi una fase di stallo).

Va ricordato che i tagli (se mai ci saranno) riguarderebbero comunque soltanto le pensioni di inabilità, che non vanno confuse con un altro trattamento previdenziale esistente in Italia: l'assegno ordinario di invalidità. Quest'ultimo, viene corrisposto a tutti i lavoratori (autonomi e dipendenti) che hanno almeno 260 settimane di carriera alle spalle e che hanno subito un infortunio o una malattia (e una conseguente riduzione della capacità professionale, per almeno un terzo).

La pensione di inabilità, invece, viene corrisposta a tutti i cittadini tra 18 e 65 anni che risultano completamente inabili a svolgere un lavoro, anche se non hanno mai versato un euro di contributi . Nello specifico, si tratta di una piccola indennità in somma fissa che, per gli invalidi totali, ammonta a 275,83 euro al mese.

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