Pensioni, perché i giovani rischiano un assegno da fame

L'ex premier Amato paventa il rischio-povertà per le generazioni future. Ecco quanto prenderà un under 30 che versa pochi contributi

Manifestazione di giovani per il diritto alla pensione (Credits:Mauro Donato/Ansa)

Andrea Telara

-

Molti giovani di oggi rischiano di riceve delle pensioni “miserabili”, che li “costringeranno a dormire nelle auto”. E' lo scenario a tinte fosche disegnato dall'ex-premier Giuliano Amato, parlando all'Università Luiss di Roma, all'inaugurazione del master in economia e diritto della previdenza complementare.

Rimbalzate subito sulle pagine dei giornali, le parole di Amato non rivelano però nulla di nuovo. Più semplicemente, l'ex-premier ha messo in evidenza i rischi che corrono le nuove generazioni di lavoratori, dopo le riforme previdenziali dell'ultimo ventennio: quella approvata nel 2011, per volontà del ministro del welfare Elsa Fornero , ma soprattutto quella ideata  nel 1995 dal governo Dini che ha cambiato radicalmente il sistema di calcolo delle pensioni pubbliche.

PENSIONI,COSA CAMBIA DAL 2013

L'ULTIMA RIFORMA DELLE PENSIONI

Per chi ha iniziato ha lavorare dopo il 1996, infatti, il futuro assegno dell'Inps dipenderà esclusivamente dalla quantità di contributi versati nel corso della carriera (sistema contributivo) e non più, come avveniva in precedenza, dalla media degli ultimi redditi dichiarati prima di mettersi a riposo (sistema retributivo). E' proprio a causa di questo nuovo sistema contributivo, che i giovani di oggi rischiano di ricevere domani una pensione da fame. Chi versa pochi soldi all'Inps nel corso della carriera, infatti, incasserà quasi sicuramente una rendita assai magra.

A ben guardare, però, la colpa dell'impoverimento delle giovani generazioni, se mai ci sarà, non va imputata alle riforme previdenziali. Il problema sta tutto a monte, nel sistema produttivo e nel mercato del lavoro italiani, dove i giovani finiscono purtroppo gli studi molto tardi, faticano a trovare un inquadramento professionale stabile, percepiscono redditi bassi e attraversano spesso lunghi periodi di disoccupazione, accantonando dunque ben pochi contributi.

IL CALCOLO DELL'ASSEGNO.

Per rendersi conto dello scenario che si prospetta all'orizzonte, non serve essere degli esperti previdenziali ma basta fare alcuni calcoli, con uno strumento disponibile su internet e molto semplice da usare: un simulatore online delle pensioni, realizzato dalla sofware house Epheso e dalla società di ricerca e consulenza Mefop (la stessa che ha organizzato il master sulla previdenza complementare della Luiss).

Secondo il motore di calcolo Mefop-Epheso, chi entra nel mercato del lavoro tardi e fatica a trovare un inquadramento stabile, corre davvero il rischio di ricevere delle pensioni da fame. Molto meglio invece, se la passerà un giovane di oggi che avrà una carriera continua di oltre 40 anni, con stipendi crescenti e senza lunghi periodi di disoccupazione. Un lavoratore con questo profilo riceverà infatti una pensione più che dignitosa, nonostante i tagli imposti dalla legge Dini del 1995.

Si prenda, per esempio, il caso di un dipendente un'azienda privata, che inizia a lavorare all'età di 26 anni e va in pensione tra i 67 e70 anni, dopo una carriera abbastanza uniforme. In questo caso, anche con le regole della riforma Dini, l' assegno pensionistico non risulterà bassissimo ma sarà compreso presumibilmente tra il 60 e il 72% dell'ultimo stipendio. Le cose si complicano, invece, se l'inizio della carriera avviene molto più tardi, cioè a 36 anni di età. In questo caso, la pensione maturata dal lavoratore scenderà probabilmente al 54% circa dell'ultimo stipendio. Andrà ancor peggio a chi, durante la vita lavorativa, riuscirà  ad accumulare soltanto 22-23 anni di contributi, proprio a causa di lunghi periodi di disoccupazione. In quest'ultimo caso, l'importo dell'assegno Inps sarà magro e scenderà sotto il 40% dell'ultima retribuzione. Tradotto in soldoni, ciò significa che uno stipendio di 1.500 euro si trasforma in una pensione di appena 600 euro.

TUTTO SULL'ULTIMA RIFORMA DEL LAVORO

LA LEGGE FORNERO E LA DISOCCUPAZIONE

LE RICETTE CONTRO LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE ALL'ESTERO

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

La disoccupazione cambia il mercato del lavoro

Cresce il numero di lavoratori autonomi, ma serve esperienza. Ecco perchè i giovani, ancora una volta, sono tagliati fuori

Disoccupazione giovanile, l'allarme in Europa e il modello olandese

Il monito della Bce per dare un lavoro agli under 25 e le misure adottate (con successo) nei Paesi Bassi

Commenti