Pensioni: perché è importante la continuità contributiva

Il presidente dell'Inps lancia l'allarme: senza costanza il rischio è di avere intere generazioni perdute

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Tito Boeri, presidente dell'Inps – Credits: Imagoeconomica

Redazione Economia

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L'Inps ha scovato dei buchi nelle "storie contributive degli italiani nati negli anni Ottanta", periodi passati fuori dal mercato del lavoro che, spesso, coincidono con "episodi di disoccupazione".

Non si tratta di qualche giorno ma di anni, in media "due", spiega il presidente dell'Istituto di previdenza, Tito Boeri, per cui è sempre più urgente, visti i livelli della disoccupazione giovanile "assolutamente intollerabili", introdurre la flessibilità o il rischio è quello di "avere intere generazioni perdute".

Guardando nel dettaglio le tabelle dell'Inps, risulta che il 36enne di oggi che non ha contributi pieni (la simulazione è fatta su uno scenario base di crescita dell'1% e un salto di dieci anni nei versamenti) si ritroverà con un assegno leggero: sotto i 750 euro per circa il 40% delle donne e il 23% degli uomini.

Ma non basta: chi ha saltato i versamenti vedrà allontanarsi la data di uscita, spostata dal 2050, data ufficiale per la classe '80, al "2052, 2053 o anche - seppure per un quota limitata di lavoratori - 2055".

"Non voglio terrorizzare ma solo rendere consapevoli dell'importanza della continuità contributiva", spiega Boeri parlando davanti a una platea di giovani neo specializzati, in occasione della cerimonia di proclamazione all'Università Cattolica. Il consiglio di Boeri è "non lasciarsi illudere da situazioni con un salario netto più alto ma in cui il datore di lavoro versa pochi contributi previdenziali". E questo soprattutto perchè in un sistema contributivo quel che più pesa "sono i primi anni di carriera".

Qualcosa comunque sembra migliorare, almeno confrontando il 2014 sul 2015, visto che l'incidenza delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato per gli under30 è passata dal 24,5% al 33,6%. Sgravi e contratto a tutele crescenti hanno determinato "il forte incremento" dei posti stabili, sottolinea Boeri, soprattutto a "fine dello scorso anno" proprio per agganciare gli incentivi che da gennaio hanno subito un decalage. E infatti i dati di gennaio e febbraio scontato con tutta probabilità l'effetto delle assunzioni anticipate.(ANSA)

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