Lavoro

Pensioni, di quanto sono scese nel 2016

Rispetto a un anno prima, nei primi tre mesi del 2016 gli assegni liquidati dall'Inps sono diminuiti del 34,5%

Inps

Redazione

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Non sono ancora state aperte le prime 150 buste arancioni spedite dall'Inps che simulano la futura pensione dei lavoratori che proprio di pensioni si parla di nuovo. E non in modo positivo. L’argomento che riguarda milioni di italiani torna al centro del dibattito politico.

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Cosa dicono i dati

A scatenare la bagarre sono stati gli ultimi dati diffusi dall'Inps sui flussi di pensionamento. I primi tre mesi del 2016 hanno visto calare le nuove pensioni dall’Inps a 95.381, con una contrazione del 34,5% rispetto agli assegni liquidati nello stesso periodo dell’anno precedente. Secondo quanto riferisce l’Istituto di Previdenza, nel primo trimestre dell’anno in corso sono aumentati l’aspettativa di vita di quattro mesi oltre ai nuovi requisiti per le donne che vedono, a partire dal 1 gennaio, un ulteriore incremento del requisito di età richiesto per la pensione di vecchiaia rispettivamente pari a 18 mesi per le lavoratrici dipendenti e un anno per quelle autonome. Crollano anche gli assegni sociali (per gli anziani privi di reddito con redditi bassi), passano da 13.033 a 7.501 euro (-42,4%). In calo anche l’importo degli assegni medi mensili liquidati: 942 euro, contro i 995 euro del 2015.

Le reazioni dei sindacati

Queste cifre hanno fatto indignare il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso che ha attaccato il Governo in particolare per l’ipotesi di prevedere un prestito, da parte delle banche, ai lavoratori che vogliono anticipare la pensione. “Quando si parla di prestito, si parla di pensioni che valgono 900 / 1.000 euro al mese. Che cosa si prestano?” ha domandato la Camusso. “Sono Invenzioni per dire privatizzate il sistema pensionistico” ha proseguito la polemica il segretario generale.

Critico anche il leader di Uil Carmelo Barbagallo: “L'idea di un prestito pensionistico mi sembra un artificio per non dire che vogliono fare le nozze con i fichi secchi. È un’ipotesi un po’ strana di ingegneria politica”.

La risposta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Tommaso Nannancini non è tardata sottolineando quanto il governo stia lavorando al sistema previdenziale “con uno sforzo di creatività” e con l’intenzione di elaborare una proposta in cui, accanto all’impegno finanziario pubblico, vi siano soluzioni di mercato. Proseguedo Nannancini ha affermato che se il costo della flessibilità restasse da solo a carico dello Stato si tratterebbe di trovare tra i 5 ei 7 miliardi. Tra le ipotesi per rintracciare risorse anche quella di coinvolgere il sistema bancario predisponendo, ha continuato Nannancini, “di una situazione in cui sia conveniente investire” anche se si tratta di un’idea interessante che “al momento non esiste”.

E così le polemiche dei sindacati proseguono con una forte critica verso l'esecutivo. Secondo la leader della Cisl Annamaria Furlan, i dati di oggi dimostrano che la legge Fornero va cambiata attraverso il confronto con proprio con le varie organizzazioni dei lavoratori.

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