Lavoro

Pensioni, così potrebbe cambiare la riforma Fornero

A riposo con 41 anni di contributi o con la quota 100. Le prospettive per la previdenza se Lega o M5S vanno al governo

Esodati: protesta al Mef, salvaguardia per ultimi 24 mila

Andrea Telara

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Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, sostiene che è una cosa impossibile, Matteo Salvini ha detto invece che sarà il primo atto del suo governo (se mai entrerà in carica) e pure il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio ha promesso di farlo. Ma verrà davvero abolita la legge Fornero, cioè la riforma delle pensioni approvata nel 2011 dal governo Monti? 

Nel programma dei vincitori delle ultime elezioni politiche, cioè i grillini e i leghisti, la cancellazione della legge Fornero è ai primi posti. Dunque, se riusciranno a formare un nuovo esecutivo, entrambe le forze politiche cercheranno probabilmente di abolire almeno una parte della riforma per non tradire le promesse fatte ai loro elettori. Ecco, di seguito, tre ipotesi di cui si parla in questi giorni. 

Quota 100 

E’ un sistema che consente ai lavoratori di andare in pensione quando la somma dei contributi e dell’età anagrafica raggiunge il livello di 100. Se entrasse in vigore questo meccanismo, per esempio, sarebbe possibile mettersi a riposo con 60 anni di età e 40 di contributi o  con 62 anni di età e 38 di carriera. La soluzione della quota 100, pur non essendo contenuta ufficialmente nel programma elettorale di Salvini, è stata avanzata soprattutto in ambienti leghisti. 

Il tetto dei 41 anni 

Su un punto Lega e 5Stelle sembrano assolutamente d’accordo: consentire a tutti i lavoratori il pensionamento con 41 anni di contributi versati, indipendentemente dall’età. Se venisse approvata questa misura, non vi sarebbe un cambiamento radicale rispetto alla Riforma Fornero. Già oggi, infatti, le donne possono andare il pensione con 41 anni e 10 mesi di contibuti, indipendentemente dall’anagrafe, mentre gli uomini  devono aspettare i 42 anni e 10 mesi di carriera

Opzione Donna 

E’ un sistema che permette alle lavoratrici donne di andare in pensione con 58 anni di età e 35 anni di carriera, scegliendo però il meno vantaggioso metodo contributivo (in base al quale l’assegno pensionistico viene calcolato in proporzione ai contributi versati nel corso della carriera e non sulla media degli ultimi stipendi). L’Opzione Donna è stata già stata in vigore per diverso tempo in Italia ed è anche sopravvissuta dall’arrivo della Riforma Fornero. 

Negli ultimi anni, però, questa finestra di pensionamento per le lavoratrici del gentil sesso è stata abolita per mancanza di coperture finanziarie. Nei prossimi anni l'Opzione Donna potrebbe però essere ripristinata poiché non ha un impatto enorme sui conti pubblici, in quanto richiede comporta notevoli tagli agli assegni. 

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