Lavoro

Pensioni anticipate, come funziona se le paga l'azienda

Rispunta l'ipotesi del prestito previdenziale, finanziato dalle imprese per mettere a riposo i dipendenti più anziani

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Andrea Telara

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C'è una nuova idea per ammorbidire la legge Fornero, cioè l'ultima riforma delle pensioni che costringe molti lavoratori a mettersi a riposo a quasi 67 anni suonati. Il governo starebbe infatti pensando a rispolverare il progetto del prestito previdenziale, scaricando però una parte dei costi sulle aziende che vogliono mandar via i dipendenti più anziani. In pratica, secondo le indiscrezioni riportate dalle agenzie di stampa che citano fonti all'interno dell'esecutivo, il ministro dell'economia Padoan starebbe pensando di riprendere un'idea già lanciata anni fa da Enrico Giovannini, titolare del dicastero del lavoro nel governo Letta.


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Si tratta appunto dell'istituzione di un prestito pensionistico che consentirebbe, a chi ha più di 62-63 anni, di farsi anticipare una parte degli assegni che maturerebbero andando in pensione a 66 anni, cioè con i requisiti della legge Fornero. In altre parole, chi vuole mettersi a riposo prima del previsto, deve rinunciare a un pezzo della pensione futura. Una volta superata la soglia dei 66, il pensionato che si avvale del prestito previdenziale deve infatti restituire tutto quanto gli è stato anticipato negli anni precedenti.


A carico delle imprese

La novità del progetto del governo Renzi, rispetto a quello di Giovannini, sta nel fatto che la pensione ottenuta dal lavoratore attraverso il prestito previdenziale non sarebbe anticipata completamente dallo stato, ma in parte anche dalle aziende che vogliono mandar via i dipendenti più anziani. Nello specifico, le imprese che intendono svecchiare il proprio organico pagano una parte dell'assegno pensionistico e anche i contributi che mancano al raggiungimento dell'età di congedo dal lavoro. Poi, una volta raggiunti i requisiti di pensionamento previsti dalla legge Fornero, l'ex dipendente a riposo restituirà all'azienda quanto anticipato, con un prelievo sulla pensione trattenuto direttamente dall'Inps.


Un caso concreto


Nel riportare le indiscrezioni su questa nuova versione del prestito pensionistico, l'agenzia Ansa illustra anche un caso concreto. Un lavoratore che si fa anticipare dall'azienda 800 euro di pensione al mese per due anni, per esempio, potrà restituire quanto ricevuto nell'arco di 15 anni, con una trattenuta di poco superiore a 100 euro al mese per 15 anni. Descritto così, questo meccanismo sembra funzionare alla perfezione. Peccato, però, che ci siano diversi interrogativi ancora senza risposta: quante e quali aziende saranno davvero interessate a questo nuovo prestito previdenziale, che le obbliga comunque ad affrontare dei costi? Quali lavoratori potranno beneficiarne?


Le altre ipotesi

Per adesso, il governo non scopre ancora le carte, mentre sembrano sempre più in bilico le altre soluzioni per cambiare la legge Fornero ipotizzate nelle ultime settimane assieme al prestito pensionistico. Da tempo, infatti, si parla della volontà del governo di anticipare di 3 anni l'età di uscita dal lavoro, portandola per tutti a 62-63 anni (purché ci siano 35 anni di contributi alle spalle). Chi si ritira con questi requisiti, però, dovrebbe accettare un taglio dell'assegno del 3,5-4%, per ogni anno che precede il compimento dei 66. Esempio: chi volesse andare in pensione a 64 anni, subirebbe una decurtazione dell'8% sull'importo della rendita. Negli ultimi giorni, però, si è fatta strada l'ipotesi che questa forma di pensionamento in anticipo venga consentita nel 2016 soltanto a una platea di lavoratori molto circoscritta, cioè a quelli rimasti disoccupati dal 2012 in poi, in età avanzata. Mentre la legge si Stabilità è in cantiere, i possibili cambiamenti alla Legge Fornero restano dunque ancora un po' misteriosi, ammesso che ci saranno davvero.


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