Lavoro

Pensioni 2018, gli aumenti in vista

Da gennaio gli assegni Inps tornano a crescere dell’1% circa, con incrementi di qualche decina di euro all’anno

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Andrea Telara

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Non saranno molti soldi ma, per quanto pochi siano, saranno sicuramente graditi. Sono quelli che nel 2018 i pensionati italiani  si ritroveranno in più sul conto corrente all’inizio di ogni mese, grazie all’adeguamento degli assegni Inps al costo della vita.

Dopo essere rimaste pressoché ferme nel 2017 a causa di un’inflazione vicina allo zero, le pensioni italiane torneranno infatti a crescere il prossimo anno in linea con l’incremento dei prezzi al consumo. Nello specifico, l’indicatore preso a riferimento per determinare gli aumenti è il paniere che misura il costo della vita per una famiglia di operai e impiegati, escludendo i prodotti del tabacco.

Come si calcola la rivalutazione

La rivalutazione (ancora parziale in vista di un successivo ricalcolo) sarà dell’1,1%. Verrà però determinata solo sugli assegni più bassi, fino a circa 1.500 euro lordi, e scenderà progressivamente all’aumentare del reddito, per toccare un minimo attorno allo 0,5% per le pensioni più elevate, al di sopra dei 3mila euro lordi mensili.

Tradotto in soldoni, questo adeguamento al costo della vita significa che le pensioni minime, oggi pari a 501,9 euro, saliranno da gennaio poco sopra i 507 euro mensili. L’aumento sarà dunque di circa 5,5 euro al mese, per un totale di 72 euro all’anno. Un po’ meglio se la passeranno i pensionati che oggi guadagnano mille euro lordi al mese, corrispondenti a 860 euro al netto delle tasse. Per loro ci sarà un aumento di 11 euro lordi mensili, che scenderanno a 8,5 euro netti (più di 100 euro all’anno) una volta sottratto il prelievo fiscale dell’irpef.

Come sopra ricordato, il tasso di rivalutazione in termini percentuali comincerà a ridursi man mano che aumenta l’importo della pensione. Lo prevede una legge approvata negli anni scorsi che ha allentato un po’ il legame automatico esistente un tempo tra l’importo degli assegni e l’inflazione. Per chi guadagna tra 1.500-2mila euro, l’aumento sarà infatti dell’1,045% e scenderà allo 0,845% sopra la soglia dei 2mila euro circa.

Aumenti dimezzati

Nella fascia di reddito compresa tra 2.500 e 3mila euro lordi mensili, la rivalutazione calerà ancora allo 0,55%, per arrivare poi a un minimo dello 0,45% sopra i 3mila euro. Dunque, per i pensionati con redditi medio-alti, l’aumento sarà ridotto in termini percentuali ma comunque un po’ più alto in valore assoluto, visto che viene calcolato su un assegno un po’ più corposo.

Per chi guadagna attorno 3mila euro lordi al mese, corrispondenti a 2.100 euro netti, ci sarà per esempio un incremento mensile di circa 15 euro lordi ogni 30 giorni, per un totale di quasi 200 euro all’anno. Gran parte dei soldi in più spettanti ai  pensionati più ricchi verranno però rosicchiati dalle imposte e, al netto del prelievo fiscale, l’aumento sarà in realtà di 9-10 euro circa mensili.

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