Pensionati, vietato lavorare per lo Stato

La riforma della Pa impedisce a chi è già a riposo di prestare consulenze retribuite agli enti pubblici. Ma il divieto esiste già, almeno in parte

– Credits: Guido Montani/Ansa

Andrea Telara

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Divieto assoluto di lavorare per lo Stato a chi è già in pensione. E' la novità annunciata venerdì scorso dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, nel giorno in cui è stata presentata la riforma della Pa del governo Renzi.

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Gli ex-dipendenti statali a riposo, infatti, non potranno più prestare consulenze a qualsiasi titolo per la pubblica amministrazione. L'obiettivo dichiarato è favorire (almeno un po') lo svecchiamento degli organici, impedendo che un lavoratore in pensione, che ormai vive mantenuto dallo stato, arrotondi lo stipendio con altri soldi pubblici, sottraendo occasioni di impiego ai giovani.

IL DIVIETO CHE C'E'

A ben guardare, però, le norme appena messe in cantiere non rappresentano una grande novità. Il divieto di lavorare, per gli statali in pensione, esiste infatti già oggi, seppur con regole un po' più blande. Nello specifico, il decreto legge n.95 del 2012 (la prima spending review del governo Monti) vieta alle pubbliche amministrazioni “di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti, già appartenenti ai ruoli delle stesse e collocati in quiescenza, che abbiano svolto, nel corso dell’ultimo anno di servizio, funzioni e attività corrispondenti a quelle oggetto dello stesso incarico di studio e di consulenza”. Tradotto in parole povere dal linguaggio burocratico, il testo della legge impedisce a un dipendente statale di andare in pensione e poi continuare a lavorare con una consulenza esterna, per lo stesso ente da cui proviene e facendo più o meno quello che faceva prima di mettersi a riposo.

Si tratta di una norma che già oggi, per esempio, impedisce ai medici in pensione, ex-dipendenti del servizio sanitario nazionale, di prestare attività come professionista convenzionato con la stessa sanità pubblica. A chiarirlo, agli inizi del 2014, è stata anche una nota diramata dal Ministero dell'Economia, in risposta a un quesito rivoltogli da una struttura pubblica (la Sisac) che si occupa di convenzioni dei camici bianchi.

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