Occupazione: ecco le 6 regioni dove trovare lavoro

L'indice da inizio anno è calato di un punto percentuale, ma non in alcune aree del Centro Nord. I settori che resistono: informatica, servizi, studi professionali, macchinari e abbigliamento

– Credits: Daniele Scudieri / Imagoeconomica

Massimo Morici

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Pur restando agli ultimi posti in Europa per l'emergenza lavoro, da inizio anno alcune regioni d'Italia hanno cominciato a rialzare la testa sul fronte occupazionale.

La buona notizia arriva dall'ufficio studi di Confartigianato che segnala, rispetto al calo generale dell'occupazione dello 0,9% nel primo trimestre, sei regioni in controtendenza. Eccole: Trentino Alto Adige (+2,5%), Valle d’Aosta (+2%), Toscana (+1,7%), Lazio (+0,3%), Emilia Romagna e Marche, entrambe con +0,1%.

Il Centro Nord, insomma, tira di più, grazie soprattutto alla ripresa dei servizi, piuttosto che dell’industria, e al boom del web e dell’e - commerce.

Lo studio, anticipato ieri da La Stampa di Torino, mostra inoltre come in 13 su 27 tra i principali comparti di attività, quelli che contano oltre 200 mila addetti, si sia tornati ad assumere: 90.100 i nuovi posti di lavoro creati da inizio anno, pari a un incremento del 4,2%.

Ma oltre alle regioni, quali sono i settori su cui puntare? La crescita maggiore, stando ai dati di Confartigianato, è quella registrata dalle aziende produttrici di software e della consulenza informatica, spinta dall'ulteriore diffusione di Internet e del commercio elettronico (+10,4%), seguita dai servizi di assistenza sociale residenziale (+8,4%) e di assistenza non residenziale (+7,6%), dove la domanda è determinata dalla crescita di persone anziane con limitazioni funzionali (+400 mila unità negli ultimi tre anni) e dalla quota di anziani con Alzheimer e demenze senili.

Cresce anche l’occupazione nei servizi di ristorazione (+5,6%), negli studi professionali di architettura e ingegneria (+5,5%) e nei comparti della fabbricazione dei macchinari (+5%) e dell’abbigliamento (+4,9%).

Complessivamente la fotografia scattata dall'associazione degli artigiani nella prima metà dell'anno fa ben sperare, anche se permangono in generale alcune criticità: l'occupazione che tiene, infatti, è quella senior (oltre 35 anni), cresciuta dello 0,9% nell’ultimo anno, e dei lavoratori autonomi (calati solo dello 0,2%), mentre nella fascia dei giovani (fino a 35 anni) i posti persi sono 367 mila; in generale il calo dei dipendenti è dell'1,2%.

GIOVANI DISOCCUPATI, LA SITUAZIONE IN EUROPA

Non illudiamoci, dunque: sempre secondo Confartigianato, nel rapporto sul mondo del lavoro pubblicato i primi di maggio, le persone con gravi difficoltà nel mercato del lavoro hanno raggiunto in Italia un numero pari a quello dei cittadini della Finlandia o della Slovacchia, e cioè 5,3 milioni. 

Di questi, 3,2 milioni sono disoccupati, 1,7 milioni sono considerati dall’Istat inattivi, quelli che non cercano lavoro perché pensano di non riuscire a trovarlo, mentre 1,2 milioni hanno perso il posto dall'inizio della crisi, nel periodo che va da aprile 2008 a marzo 2014.

Se l'Italia riuscisse a mantenere il ritmo registrato nel primo trimestre (90 mila nuovi posti di lavoro), impiegherebbe poco più di quattro anni per recuperare quello che ha perso negli ultimi sei. Incrociamo le dita.

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