Lavoro

Occupazione precaria: perché gli ultimi dati sul lavoro non sono buoni

Nel primo trimestre 2018 il mercato del lavoro si è fermato. Occupati invariati rispetto all'ultimo trimestre 2017. Aumentano i contratti a tempo determinato

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Andrea Telara

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Circa 147mila occupati in più rispetto allo stesso periodo del 2017. È questo, in sintesi, il bilancio con cui si è chiuso primo trimestre di quest’anno per il mercato del lavoro italiano. A certificarlo sono i dati appena diffusi dell’Istat che, almeno a prima vista, tracciano un quadro abbastanza roseo. 

A ben guardare, però, le statistiche non sono proprio positive come sembrano. È vero infatti che il numero di lavoratori nel nostro Paese è aumentato su base annua ma, mettendo a confronto i dati sul primo trimestre 2018 con quelli dei tre mesi precedenti (cioè della parte finale del 2017), il quadro cambia significativamente: la quantità di occupati è rimasta infatti sostanzialmente invariata mentre il tasso di disoccupazione è addirittura aumentato di un decimo di punto, dall’11 all’11,1%. 

Più precari e meno stabili

Anche gli analisti dell’Ocse, in un recente report sull’economia italiana, avevano intravisto segnali di rallentamento per l’occupazione. La loro stima era dunque pienamente azzeccata, tanto più se si considera un altro aspetto: i posti di lavoro creatisi tra il primo trimestre 2017 e lo stesso periodo del 2018, sono in gran parte a tempo determinato. Nell’arco di un anno, infatti, il numero di posti di lavoro precari è salito di 385mila unità mentre sono diminuiti gli autonomi (-186mila) e anche le persone assunte a tempo indeterminato (-52mila). 

Calo del part-time

Unica nota positiva è la crescita di 60mila unità dei contratti di lavoro stabili e full time, mentre sono diminuiti  quelli part-time (-112mila). È ancora presto, però,  per parlare di una battuta d’arresto dell’occupazione visto che,  già nel 2017, il mercato del lavoro ha avuto fasi trimestrali altalenanti. Nella seconda metà del 2016, per esempio, il numero di posti lavoro si è leggermente contratto di qualche decina di migliaia, per poi ripartire l’anno successivo. Ciò che sembra certo, tuttavia, è che il mercato del lavoro italiano non viaggia proprio con il turbo. 


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