Occupazione: perché cresce il popolo dei voucher

In sette anni oltre 2,5 milioni di italiani sono stati pagati con questo sistema. In un caso su cinque rappresenta l'unica fonte di reddito

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– Credits: ANSA

Massimo Morici

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Nei dati Istat sull’occupazione, c’è una nota del glossario da sottolineare con l’evidenziatore giallo: sotto la voce occupati, l’istituto nazionale di statistica spiega che considera tali gli italiani con più di 15 anni che in una settimana "hanno  svolto  almeno  un’ora di  lavoro  in  una  qualsiasi  attività  che  preveda  un  corrispettivo monetario o in natura (conferimento di beni, ndr)".

Il numero degli occupati, detto altrimenti, che a luglio è calato di 63 mila unità (-0,3%), interrompendo la sequenza positiva dei quattro mesi precedenti, ne nasconde un altro che la fotografia dell’Istat non è in grado di catturare: quello del popolo dei voucher che al massimo guadagnano 7.000  euro l’anno.

Sono gli italiani e stranieri residenti regolarmente in Italia la cui prestazione lavorativa è retribuita con i "buoni" da 10 euro (ci sono tagli anche cumulativi da 20 e 50 euro); 10 euro che poi diventano 7,5 euro netti, perché 1,3 euro vanno a favore della gestione separata Inps, che trattiene 50 centesimi per la gestione del servizio, e i rimanenti 70 centesimi all’assicurazione anti-infortuni a favore dell’Inail (7%).

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Il boom in cinque anni
Il sistema dei buoni, introdotto nel 2008 per l'agricoltura ed esteso dalla riforma Biagi ad altri lavori di tipo occasionale, sta vivendo un vero e proprio boom, complice la crisi, non senza abusi da parte dei committenti: per il segretario della Fiom, Maurizio Landini, sono "la forma di lavoro più precaria e ricattabile che possa esserci".

La Cgil (di cui la Fiom è parte) lo scorso luglio ha raccolto 3,3 milioni di firme per indire un referendum che, prevede, tra gli altri punti, anche la cancellazione dei voucher.

Ma quanti sono gli italiani e gli stranieri regolari pagati con i buoni? Secondo l'Inps, i lavoratori che hanno svolto attività di lavoro accessorio, tra il 2008 e il 2015, sono stati 2.508.131, soprattutto nel Nord Italia (il record spetta alla Lombardia).

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Pochi i casi di lavoro accessorio
Nel periodo gennaio-maggio 2016, sempre secondo l'Inps, sono stati venduti 56,7 milioni di voucher da 10 euro, il 43% in più rispetto ai primi cinque mesi del 2015.

Impressionante è anche il trend sul medio periodo: cinque anni fa ne sono stati venduti 15 milioni, l’anno scorso hanno raggiunto i 115 milioni. "Alla base di questo boom c’è una lunga serie di interventi normativi che hanno progressivamente ampliato sia le categorie di prestatori di lavoro accessorio sia gli ambiti di attività remunerabili tra mite i voucher fino alla liberalizzazione del 2012" spiega il rapporto Inps.

Che sia un popolo a sé, lo ha detto nella sua relazione proprio il presidente dell'ente, Tito Boeri: "solo poco più di un voucher su dieci corrisponde a un secondo lavoro e, in non pochi casi (in 4 casi su 10), rappresenta l’unica fonte di reddito". Insomma, sempre lavoro è, ma di certo non accessorio.

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