Lavoro

Naspi, quanto perdono i precari

In arrivo il nuovo sussidio ai disoccupati istituito con il Jobs Act, che penalizza chi ha lavorato in maniera discontinua. Ecco qualche caso concreto

Andrea Telara

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La data è già fissata sul calendario e le regole sono già tutte scritte. Non è ancora ben chiaro, però, quali saranno le conseguenze per i disoccupati italiani dell'entrata in vigore della Naspi (nuova assicurazione sociale per l'impiego), il sussidio ai senza lavoro nato con il Jobs Act, la riforma del welfare del governo Renzi. Si tratta di un' indennità che parte il 1° maggio prossimo e va a sostituire quelle attualmente in vigore: l'Aspi e la mini-Aspi. A prima vista, la Naspi è più vantaggiosa dei vecchi sussidi, giacché può durare di più (un massimo di due anni anziché 10 mesi) e prevede un tetto più alto per l'ammontare dell'assegno (1.300 euro lordi al mese, contro i 1.195 euro dell'Aspi e della mini-Aspi). Ma il diavolo, si sa, si annida nei dettagli e il meccanismo di funzionamento della Naspi contiene una polpetta avvelenata: una forte penalizzazione per chi ha lavorato negli anni scorsi con contratti precari e discontinui (come quelli stagionali). Si tratta di un aspetto che Panorama.it ha messo in evidenza da tempo, dando voce a  un comitato di lavoratori stagionali nato spontaneamente su Facebook,che ha lanciato anche una petizione online per far conoscere all'opinione pubblica questo problema.


Naspi, beffa in vista per i lavoratori stagionali


L'articolo 5 del decreto ministeriale che istituisce la nuova assicurazione sociale per l'impiego stabilisce infatti che il sussidio verrà erogato per un periodo pari alla metà delle settimane lavorate negli ultimi 4 anni. Chi ha avuto un'occupazione stabile per 48 mesi, potrà dunque ricevere l'indennità per un massimo di 2 anni. Peccato, però, che lo stesso articolo 5 contenga anche un'altra regola che oggi fa molto discutere. “Ai fini del calcolo della durata”, recita il decreto, “ non sono computati i periodi contributivi che hanno già dato luogo ad erogazione delle prestazioni di disoccupazione”. Cosa significa? Per capirlo, basta prendere in esame un caso concreto: ipotizziamo che un disoccupato, nell'ultimo quadriennio, abbia lavorato un po' a “spizzichi e bocconi”, cioè con un contratto di 7-8 mesi ogni anno, alternando assunzioni precarie e licenziamenti, che hanno già comportato l'erogazione di un sussidio da parte dell'Inps. Quando verrà lasciato a casa dall'azienda, questo disoccupato avrà diritto a un'indennità di disoccupazione di soli 3-4 mesi. Nel calcolare la durata dell'assegno, infatti, non si terrà conto dei precedenti periodi di lavoro per i quali sono già stati pagati dei sussidi. Si tratta di un meccanismo penalizzante rispetto a quello attualmente in vigore per l'Aspi ordinaria, che viene riconosciuta per almeno 10 mesi a chiunque abbia versato almeno un anno di contributi nell'ultimo biennio, anche se con contratti precari e discontinui.


Naspi e Aspi, le differenze


Dopo aver analizzato come funziona la Naspi, dunque, si può calcolare quanti soldi rischiano di perdere alcuni lavoratori precari, rispetto al regime della vecchia Aspi. Se un lavoratore resta disoccupato dopo aver lavorato 7-8 mesi ogni anno (come nell'esempio citato in precedenza), con la Naspi avrà diritto a un sussidio di 750 euro circa ogni 30 giorni, per un periodo di 3-4 mesi. Totale: 2.300-3mila euro circa. Con il regime dell'Aspi ordinaria, invece, lo stesso disoccupato avrebbe avuto dall'Inps più del doppio: circa 750 euro al mese per un massimo di 10 mesi. Totale: 7.500 euro.

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