Mini jobs: cosa sono e quanto si guadagna

Nel 2014 oltre un milione di italiani è ricorso al lavoro a chiamata pagato con i voucher

Un operaio al lavoro in uno stabilimento meccanico (DANIELE STEFANINI / Imagoeconomica)

Massimo Morici

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Nel 2008 erano quanti gli abitanti di un comune medio piccolo, come Jesolo o Roseto degli Abruzzi: 24.000. Oggi sono più di quelli di Torino: oltre 1 milione.

Stiamo parlando dei mini jobs, i lavori a chiamata. A seguito della riforma Fornero (Legge 92 del 2012), che ne ha esteso l'utilizzo a tutti i settori dopo una fase sperimentale avviata nel 2008 durante le vendemmie, l’utilizzo delle prestazioni di lavoro di tipo accessorio pagate con "buoni lavoro", previste dagli articoli 70 e 74 del decreto legislativo 276 del 2003 (e successive modifiche), è più che triplicato e tra il 2013 e il 2014 ha registrato un incremento del 74,2%, contribuendo così all'emersione di una quota di sommerso.

A fotografare questo recente fenomeno occupazionale, è l'ufficio studi della CGIA di Mestre, anche perché è proprio il Nord Est il principale utilizzatore: l'anno scorso i voucher venduti in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna sono stati oltre il 40% del totale nazionale dei buoni, contro il 28,5% del Nord Ovest, il 16,6% del Centro e il 14,8% nel Sud e nelle Isole.

Allargando lo spettro all'Italia intera, da poco più di 23.800.000 ore utilizzate due anni fa si è passati a 71.600.000 ore previste per il 2014. Se, invece, analizziamo il trend dei lavoratori interessati, nel 2012 sono state coinvolte poco più di 366.000 persone; nel 2014 ne sono previste 1.071.238.


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Chi utilizza i voucher
Ad essere assunti a ora, venendo retribuiti con un buono lavoro di 10 euro lordi (7,5 euro netti), che garantisce la copertura previdenziale Inps e assicurativa Inail, sono soprattutto le casalinghe, i pensionati, le badanti, gli studenti, i disoccupati, ma anche i dopolavoristi.

Ma quanto si può guadagnare con i voucher? Ogni singolo lavoratore non deve ricevere più di 5.050 euro netti ogni anno (6.730 lordi), anche se si è svolta la prestazione per più committenti (qui sul sito Inps le info necessarie).

Nel caso il comittente sia un imprenditore commerciale o un libero professionista, la soglia è di 2.020 euro nette (2.690 euro lorde) per ciascun committente, rimanendo nel limite delle complessive 5.050 euro. 

Anche i lavoratori in mobilità possono svolgere lavoro accessorio, cumulando il compenso con i trattamenti di sostegno fino a un massimo di 3.000 euro netti.

Nel 2013 i settori in cui si utilizzano sempre di più i "buoni-lavoro" sono stati il commercio (25,2% del totale dei lavoratori coinvolti), il turismo/ristorazione (17,6%) e i servizi (13,6%). Resta comunque molto elevato l’uso dei voucher anche nelle restanti attività (19,5%), soprattutto nel manifatturiero.

Non solo. Lo scarto tra il numero dei voucher utilizzati e quelli venduti - il datore di lavoro, che paga con questi buoni, deve attivarli online entro 24 mesi dall'acquisto (sono disponibili all'Inps, Poste, tabaccai, banche o per via telematica) - si sta assottigliando sempre di più: nel 2013 l’incidenza dei primi sui secondi era dell’88,5%, mentre nel 2014 la stessa sale al 93,8%.

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