Mc Donald’s: tutti in fila per il lavoro che non piace alla Cgil

Alla società sono arrivati 45 mila curriculum in due settimane

Circa 45 mila curriculum sono arrivati in poco più di 2 settimane sul sito della McDonald’s, contro una media di 600-800 al mese, mentre si stima che almeno altri 4 mila candidati si siano fatti avanti presso i singoli ristoranti. Dopo la copertina di Panorama, che il 20 dicembre scorso ha dato la notizia del piano da 3 mila assunzioni della McDonald’s in Italia, e dopo l’avvio il 30 dicembre della campagna della catena di fast-food che pubblicizza l’iniziativa in tv e sui giornali, un’ondata di richieste di lavoro si è riversata sulla società. Risultato eccezionale, che rivela la fame di posti anche part time. E che sicuramente non farà piacere alla Filcams Cgil, il sindacato che aveva criticato la campagna pubblicitaria sottolineando, fra l’altro, che alla McDonald’s «l’80 per cento dei lavoratori ha un contratto a tempo parziale di poche ore settimanali, con il sistematico obbligo di prestare servizio in orario notturno e domenicale-festivo». Una reazione così stizzita a un piano di assunzioni ha pochi precedenti in Europa, anche se i sindacati di altri paesi avanzano critiche alle assunzioni «flessibili» della multinazionale.

«QUI IN GERMANIA IL PART TIME È UN DIRITTO, NON UNA CONDANNA»
di Andrea D’Addio - da Berlino
«Nei ristoranti tedeschi il lavoro a tempo pieno è un’eccezione e il part time è la norma, almeno a livello ufficioso, visto che spesso le ore di lavoro finiscono per essere più di quelle contrattualizzate». Guido Zeitler è uno dei leader dell’Ngg (Gewerkschaft nahrung-genuss-gaststätten), il più importante sindacato tedesco dei lavoratori impegnati nella ristorazione. «In Germania» spiega «la McDonald’s così come altre catene di fast-food si rifanno a contratti collettivi nazionali concordati tra le parti. Tutto è chiaro e non si grida allo scandalo. Il lavoro notturno nella ristorazione, poi, fa parte della nostra cultura, e prova ne sono i molti imbiss (chioschi per spuntini veloci) che popolano le città, a partire da Berlino. Parlando del part time, invece, c’è da dire che è un contratto che nasce prima di tutto come un diritto del lavoratore. Impegnarsi solo alcune ore a settimana può essere importante per chi vuole prendersi cura dei bambini o dei propri parenti. Una neomamma che vuole rientrare gradualmente nel mondo del lavoro può trovare in questa formula un’opportunità». Zeitler sottolinea comunque un pericolo: nel settore dell’ospitalità sono circa il 40 per cento i lavoratori tedeschi con un contratto part time. «Un terzo di loro vorrebbe lavorare di più, ma non gli è consentito dalle aziende, che così scaricano sulla società la loro ricerca di maggiore flessibilità. Il rischio d’impresa finisce così con il gravare sulle spalle del lavoratore. Più ha bisogno di lui, più ne chiede la presenza, ma se le cose vanno male lo lascia in attesa. È proprio per salvaguardare queste situazioni che nei contratti di lavoro part time tedeschi c’è una clausola particolare. Quando nel giro di 3 mesi il lavoratore supera regolarmente le ore concordate, ha la possibilità di chiedere al datore di trasformare il suo contratto in un tempo pieno».

TANTE ASSUNZION: LA GTC NON PROTESTA MA HA DUBBI
di Francesco Dendena - da Parigi
Contestare l’opportunità di un piano di rilancio in periodo di crisi? No. Criticarne le modalità? Sì. La complessità dei rapporti tra i sindacati francesi e la McDonald’s, che controlla il 30 per cento della ristorazione rapida, si spiega solo se si prendono in conto due dati: l’insegna americana detiene allo stesso tempo il record di assunzioni in Francia nel 2012 e il più alto tasso di turnover. Nell’Esagono, infatti, nessuna azienda recluta quanto il gigante dell’hamburger. Grazie a un volume di affari in crescita (+8 per cento all’anno), la McDonald’s è arrivata al record di 1.230 ristoranti. Con evidenti ripercussioni sull’occupazione: 3 mila nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato creati nel 2012. Inoltre, ha assunto proprio là dove la disoccupazione è più alta: tra i giovani e tra coloro che non hanno titoli di studio. Il governo non ha lesinato le lodi per gli sforzi dell’azienda. I sindacati (la Cgt in testa), invece, si sono mostrati meno entusiasti verso i piani di espansione, sottolineando come nel 2012 ci siano state 43 mila partenze, subito rimpiazzate da nuova manodopera, su un totale di 69 mila dipendenti. Per i sindacati la McDonald’s produce sì occupazione, ma di bassa qualità, dato che l’azienda si fonda su salari non elevati e part time imposto. A fronte della paga oraria minima, la grande maggioranza dei lavoratori si ritrova con contratti che in media arrivano a 20 ore settimanali. Insomma, la McDonald’s ha vinto la sfida con la clientela, producendo meglio e in modo sostenibile, ma i rapporti con i sindacati rimangono di diffidenza al momento.

IN SPAGNA PROTESTE CONTRO «IL PANE OGGI E LA FAME DOMANI»
di Daniele Grasso - da Madrid
«Quei posti di lavoro sono pane per oggi e fame per domani». Con questo proverbio spagnolo Mayte Uceda, portavoce nel settore alberghiero del maggiore sindacato iberico, Comisiones obreras, qualifica la campagna pubblicitaria della McDonald’s in Italia. La Spagna è oggi il paese dell’Unione Europea con i peggiori dati sull’occupazione, con 6 milioni di persone (il 26 per cento della popolazione) senza lavoro. Una situazione di cui «le grandi aziende approfittano per pagare il meno possibile il costo del lavoro» assicura Uceda. Il suo sindacato cercò di far valere questa rivendicazione quando si oppose all’accordo tra il governo regionale di Madrid e il magnate del gioco d’azzardo Sheldon Adelson, proprietario di Las Vegas Sand, alla costruzione della città del lusso europea, Eurovegas, prevista per la fine del 2013. «Anche in questo caso» ricorda Uceda «ciò che ha convinto le autorità a cedere i terreni e a rinunciare ai diritti sindacali dei futuri dipendenti sono state le migliaia di posti di lavoro promesse da Adelson». Parole magiche in una nazione con un tasso di disoccupazione giovanile del 57 per cento. Ma a che prezzo? «Precarietà e assenza di diritti» sostiene Uceda. Nel caso della McDonald’s in Spagna, dallo stesso sindacato lamentano la difficoltà di avere un quadro preciso delle condizioni di lavoro: «Essendo un franchising, ogni ristorante risulta come un ente giuridico singolo, anche se con la stessa marca commerciale» precisa Luis, uno dei pochi rappresentanti sindacali presenti nell’azienda. Così le condizioni di lavoro sono lasciate nelle mani del responsabile del ristorante.

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