Licenziamento dei dipendenti pubblici: vale solo l'articolo 18

Una sentenza della Corte di Cassazione ha affermato che in questi casi non si applica la Legge Fornero. Ecco il testo

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Il ministro della Semplificazione e Pubblica Amministrazione Marianna Madia – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Redazione Economia

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La Corte di Cassazione, dopo "un'approfondita e condivisa riflessione" ha affermato con la sentenza 11868 della sezione lavoro depositata oggi "che il licenziamento del personale del pubblico impiego non è disciplinato dalla legge Fornero ma dall'articolo 18 dello statuto dei lavoratori".

La Cassazione interviene quindi su una questione da tempo dibattuta su cui ci sono state anche sentenze di diverso orientamento ma il governo, con il ministro della P.A. Marianna Madia, ha sempre tenuto a precisare come l'articolo 18 per gli statali non è stato cambiato nè dalla legge Fornero, prima, nè dal Jobs act, dopo.

Per il pubblico impiego le garanzie sarebbero quindi intatte, con la reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa. Un trattamento diverso rispetto ai lavoratori privati, sostiene il ministero, perchè è diversa la natura del datore di lavoro.

Per mettere fine a possibili diverse interpretazioni il governo resta dell'idea di intervenire, da quanto si apprende, con una norma che chiarisca l'esclusione dei dipendenti pubblici dalle nuove regole. La precisazione dovrebbe trovare spazio nel testo unico del pubblico impiego, in attuazione della riforma della P.A.

Un impegno in questo senso era stato preso alla fine dello scorso anno da Madia, dopo una sentenza della stessa Cassazione che allora, però, sembrava dire il contrario, ovvero che le modifiche della Fornero valevano anche per gli statali. Ora tutto sia riallinea.

Ecco il principio di diritto:

"Ai rapporti di lavoro disciplinati dal dal d.lgs 30.3.2001 n.165, art.2, non si applicano le modifiche apportate dalla legge 28.6.2012 n.92 all'art.18 della legge 20.5.1970 n.300, per cui la tutela del dipendente pubblico in caso di licenziamento illegittimo intimato in data successiva all'entrata in vigore della richiamata legge n.92 del 2012 resta quella prevista dall'art.18 della legge n.300 del 1970 nel testo antecedente alla riforma"

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