Lavoro

I licenziamenti nel settore pubblico, come funziona la riforma Madia

Basteranno tre anni di valutazioni negative per mandare a casa un impiegato statale. Ma non è detto che la norma funzioni

Marianna-Madia

Andrea Telara

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Licenziati, dopo aver ricevuto valutazioni negative per tre anni di fila. E' la novità che attende i dipendenti statali italiani, annunciata nei giorni scorsi (non senza enfasi sui giornali) con il varo delle ultime norme attuative della Riforma Madia della Pubblica Amministrazione. Si amplia così il numero di casi in cui un impiegato statale può essere mandato a casa per giusta causa.

Per approfondire:


I casi di licenziamento

Assenteismo, false timbrature del cartellino, presentazione di documenti falsi, comportamenti molesti o violenti, furti, condanne penali, scarso rendimento per almeno due anni, ingiustificato rifiuto al trasferimento: sono queste le fattispecie principali che hanno come effetto il licenziamento del dipendente pubblico, scritte nero su bianco nei decreti della Riforma Madia. A tali casistiche, ora si aggiunge anche un altra giusta causa di licenziamento. Si tratta appunto della valutazione insufficiente, una sorta di pagella negativa, ottenuta dall'impiegato per tre anni di fila.



Leggendo il testo dei decreti, si ha dunque la sensazione che mandar via un impiegato statale fannullone o incapace diventerà presto più facile. Non va dimenticato, però, un particolare importante. Anche oggi, almeno sulla carta, nessuno vieta di metter fuori dalla porta un dipendente pubblico che ruba o non si presenta al lavoro. Questi comportamenti rientrano infatti perfettamente tra le giuste cause di licenziamento degli statali, sia secondo una legge del 2001, sia secondo la Riforma Brunetta del 2008. Peccato, però, che attualmente i casi in cui i licenziamenti vengono applicati sono davvero pochi: meno di 300 nell'intero 2015 (l'ultimo anno per il quale c'è disponibilità di dati), su oltre 3 milioni di impiegati pubblici.

Il ruolo dei dirigenti

Per quale ragione c'è questa scarsità di licenziamenti? Innanzitutto, bisognerebbe vedere se i sistemi di valutazione del personale sono davvero efficaci in ogni ente. Inoltre, resta irrisolto un problema cronico, messo in evidenza da anni da diversi esperti di pubblico impiego. Spesso, sono gli stessi dirigenti ad avere molte remore nel licenziare il dipendente incapace o fannullone. Non solo e non tanto per connivenza, ma per un altro motivo: se l'impiegato mandato via fa causa in tribunale contro il licenziamento e la vince ottenendo un indennizzo in denaro e il reintegro al suo posto, la pubblica amministrazione può in parte rivalersi sul dirigente che lo ha licenziato per il danno erariale subìto. Dunque, i manager della Pa non hanno alcun reale incentivo a togliersi di torno gli impiegati che non lavorano o lavorano male, visto che possono addirittura rimetterci dei soldi.

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