Lavoro

Licenziamenti, cosa cambierà (forse) nel 2015

Con l'approvazione del Jobs Act, gli imprenditori potranno dare un'indennità al dipendente, senza riassumerlo, anche se il giudice stabilisce il reintegro

Andrea Telara

-

Una somma di denaro pagata come risarcimento “extra” al dipendente, anche se il giudice ha ordinato di riassumerlo. E' una delle novità che potrebbe essere contenuta (ma il condizionale è d'obbligo), nei decreti attuativi del Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi che verrà approvata oggi anche al Senato, dopo il via libera definitivo alla Camera ottenuto a fine novembre. Il Jobs Act, è bene ricordarlo, è una legge-delega i cui contenuti saranno appunto perfezionati con una serie di decreti attuativi, che il ministero del Lavoro sta preparando e che presenterà probabilmente a partire da metà dicembre. In questi provvedimenti (che riguarderanno però solo le imprese con più di 15 addetti), potrebbe essere contenuta una nuova disciplina dei licenziamenti legati a motivi disciplinari, cioè quelli che avvengono quando il dipendente è accusato dall'azienda di scarso rendimento, di assenteismo o di insubordinazione.


Jobs Act, cinque cose da sapere


Secondo l'attuale testo del Jobs Act , un giudice che dichiara illegittimo un licenziamento disciplinare, potrà ancora ordinare il reintegro del dipendente nell'organico aziendale, seppur soltanto in alcuni casi limitati, che verranno meglio specificati con un decreto ad hoc del Ministero del Lavoro. Probabilmente, la riassunzione scatterà soltanto nei casi più gravi, cioè quando il dipendente è stato mandato via con motivi pretestuosi o arbitrari o per fatti che in realtà sono inesistenti (ad esempio per una falsa accusa di furto). Sta tuttavia prendendo corpo l'ipotesi che venga instaurato un meccanismo che gli addetti ai lavori chiamano con l'espressione inglese opting out. In pratica, in caso di ordine di reintegro da parte del giudice, l'azienda potrebbe comunque evitare la riassunzione del dipendente, pagando un risarcimento supplementare, rispetto a quello già previsto dal Jobs Act (che è pari a un mese e mezzo di stipendio, con un massimo di 24 mensilità).


Il Jobs Act e le idee di Biagi e D'Antona


Tra le ipotesi che circolano sui decreti collegati alla riforma del lavoro, c'è anche l'introduzione di una serie di incentivi per spingere i lavoratori e le aziende a trovare un accordo, prima di affrontarsi in tribunale. Nello specifico, se un'impresa con più di 15 addetti vorrà lasciare a casa un dipendente, potrà liquidargli subito (probabilmente entro una settimana dal licenziamento) una indennità pari a un mese di stipendio per ogni anno di servizio, con un limite massimo di 18 mensilità. Se il lavoratore non restituirà in tempi brevi la somma di denaro (per esempio entro una decina di giorni) e non farà ricorso al giudice, il licenziamento verrà considerato per legge concluso con una procedura di conciliazione.


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Il Jobs Act passa alla Camera, senza 40 voti PD

Il testo approvato con 316 voti favorevoli, 6 contrari e 5 astenuti. 40 deputati del Pd decidono di non partecipare al voto finale. Si apre la scissione?

L'astensione sul Jobs Act spacca la sinistra dem

Ecco perché l'iniziativa di ieri alla Camera può dimostrarsi un boomerang che lascia piuttosto indifferenti i renziani

Jobs Act e articolo 18, cosa cambia per i licenziamenti

Ecco le novità portate in dote dalla riforma del lavoro, dopo l'approvazione definitiva

Jobs Act: ecco perché anche il Senato dirà sì

Con il voto di fiducia i dissidenti dem dovranno votare a favore per non far cadere il governo

Commenti