Lavoro

Lavoro su somministrazione, cos'è e perché viene contestato

ll Decreto Dignità impone nuovi vincoli sulle assunzioni temporanee e scontenta le agenzie ex-interinali, che chiedono al governo di fare dietrofront

lavoro-somministrazione

Andrea Telara

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Rosario Rasizza, amministratore delegato di Openjobmetis e presidente di Assosomm (l’associazione di categoria delle agenzie per il lavoro), si definisce “un ottimista di natura” e, proprio per questa ragione, non ha perso le speranze. In cuor suo, si augura che il ministro del lavoro, Luigi Di Maio, decida di incontrarlo e di dargli ascolto, per correggere ciò che non va nel tanto discusso Decreto Dignità, il primo provvedimento significativo messo in cantiere sinora dal governo Conte (con la regia dello stesso Di Maio). 

Si tratta, per chi non avesse seguito le cronache delle ultime settimane, di un decreto con cui vengono introdotti nuovi vincoli sui contratti di assunzione a tempo determinato ma anche su quello che, in gergo tecnico, si chiama lavoro su somministrazione (o ex-interinale), cioè l’attività principale a cui si dedicano le aziende come Openjobmetis e tutte quelle iscritte all’associazione presieduta da Rasizza. 

La flessibilità buona

Il lavoro su somministrazione, che Di Maio ha sottoposto a regole più ferree con il Decreto Dignità,  è un contratto in base al quale un’ azienda chiede a delle agenzie come Openjobmetis (iscritte a un apposito Albo e vigilate dal ministero del Lavoro) di avere a disposizione della manodopera da impiegare nel proprio organico per un determinato arco di tempo. In pratica, l’impresa non assume il dipendente ma se lo “fa prestare” dall’agenzia che, alla scadenza del contratto, può destinarlo ancora a un’altra azienda per altre mansioni, con un’attività di collocamento privato che esiste in Italia da oltre 20 anni, dai tempi della ormai quasi dimenticata Legge Treu. 

“Gli stessi sindacati hanno più volte definito la nostra attività come flessibilità buona, cioè accompagnata da regole chiare e diritti”, dice Rasizza, “in contrapposizione a quella cattiva, fatta di assunzioni molto precarie e di norme blande”. Ciononostante, il ministro Di Maio ha voluto attuare una stretta su queste forme di lavoro, equiparandole al 100% a tutti gli altri contratti a tempo determinato. Nello specifico, il lavoratore su somministrazione non potrà essere assunto per più di 24 mesi di fila (oggi il limite è a 36 mesi) e verrà reintrodotta la cosiddetta causale: dopo un anno dalla prima assunzione, l’azienda dovrà specificare nel contratto perché non ha reclutato il dipendente con un’assunzione stabile e ha preferito quella a tempo determinato o su somministrazione. 

Tra Poletti e Di Maio 

La causale deve essere sempre legata a ragioni straordinarie, per esempio alla presenza di picchi di produzione. Altrimenti, il lavoro temporaneo può essere convertito dal giudice in un rapporto a tempo indeterminato. “Queste regole sono sempre state un appiglio per molti avvocati e  hanno tenuto alto in Italia il numero di cause di lavoro”, dice Rasizza.  “Per questo l’ex ministro Poletti (titolare del dicastero del welfare nel governo Renzi; n.d.r.) ebbe la buona idea di eliminare la causale, dando una spinta alle assunzioni”. 

Per questo a Rasizza il decreto Dignità non piace “anche se”, dice, “le norme messe in cantiere dal governo non danneggiano tanto le agenzie come quelle  iscritte ad Assosomm, quanto piuttosto il funzionamento del mercato del lavoro in generale”. Secondo il n.1 di Openjobmetis accadrà per esempio che molte imprese, non potendo assumere un dipendente a termine per più di  24 mesi invece degli attuali 36, aumenteranno il turnover di lavoratori, chiedendo alle agenzie di reclutarne di nuovi e sostituire quelli già assunti, una volta che il rapporto giunge alla scadenza prevista dal contratto.  

Se tornano i voucher

A perderci, secondo Rasizza, non sono dunque le agenzie come la sua ma i lavoratori che avranno meno possibilità di trovare prima o poi un’occupazione stabile. “C’è un dato importante che va sottolineato e che spesso pochi ricordano: ben il 30% delle persone che passano per le agenzie come le nostre vengono poi assunte in maniera stabile dalle stesse imprese che le hanno inizialmente reclutate con un contratto su somministrazione”. Gli impieghi ex-interinali, insomma, sono spesso un primo passo che consente ai giovani di entrare nel mondo produttivo o ai disoccupati di ritornarvi, accettando all’inizio un po’ di flessibilità. 

Oltre a chiedere di correggere il Decreto Dignità, il presidente di Assosomm rilancia con una proposta: “visto che il ministro vuole reintrodurre i voucher nel turismo e in agricoltura (cioè i buoni-lavoro eliminati dal governo Gentiloni che servivano per remunerare le prestazioni occasionali), li faccia almeno distribuire dalle agenzie come le nostre, che hanno ampia presenza sul territorio e possono anche vigilare sull’uso corretto di questi strumenti”. 

La vera precarietà 

Il mondo del lavoro su somministrazione, insomma, per adesso boccia il Decreto Dignità. Ma lo bocciano pure alcuni avvocati . E’ il caso di Guido Callegari,  partner dello studio De Berti Jacchia Franchini Forlani, che parla di una macroscopica confusione da parte del governo sui concetti di flessibilità in entrata e di precarietà. 

“Se si ritiene che il contratto di lavoro a tempo determinato sia una forma di precarietà”, dice Callegari,  “allora cosa pensare delle false partite iva, dei contratti di lavoro autonomo fittizi, se non addirittura del lavoro nero che verosimilmente prolifereranno in seguito all’entra in vigore del provvedimento governativo?” Al ministro Di Maio l’onere di rispondere. 


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