Lavoro: quali sono i paesi dove l'automazione peserà di più

Slovenia, Grecia, Turchia, ma anche Italia, Spagna e Germania. Alimentare, costruzioni, pulizie e abbigliamento i settori più a rischio

Pepper robot

Pepper è il robot Pepper robots progettato per SoftBank Robotics che riconosce le emozioni umane – Credits: MANDEL NGAN/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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Automazione: un incubo o un'opportunità? Tanti si sono già posti questa domanda, arrivando sempre alla stesa conclusione: l'automazione è pericolosissima perché crea disoccupazione.

Una transizione difficile

Ebbene, The Economist ha cercato di guardare alla progressiva informatizzazione e tecnologizzazione delle catene di montaggio (e non solo) con un'altra ottica, confermando che una buona metà dei posti di lavoro attuali è "vulnerabile" all'automazione, ma aggiungendo ance che una progressiva sostituzione delle mansioni, se ben gestita, potrebbe permettere a molte persone di coltivare carriere molto più gratificanti.

I dati analizzati da The Economist provengono da una ricerca pubblicata dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), un organo internazionale che promuove l'integrazione e cooperazione economica, finanziaria e sociale tra i maggiori Paesi del cosiddetto Occidente.

Il rischio automazione

Ebbene, lo studio Ocse parla chiaro: il 14 per cento delle mansioni svolte nei 32 paesi membri, che sono tutte economie avanzate, è estremamente vulnerabile all'automazione (70 per cento). Un altro 32 per cento di lavori ha una probabilità di essere sostituito da macchine che oscilla tra il 50 e il 70 per cento. Il che significa che ci sono almeno 210 milioni di posizioni lavorative a rischio.

I paesi più colpiti

Il tasso di "propensione all’automazione" non è però uniforme, ne' per quel che riguarda i settori economici ne' per quel che riguarda i paesi. Ad esempio, il rischio automazione è molto ridotto in Norvegia, Finlandia e Nuova Zelanda e altissimo in Slovacchia e Lituania, dove supera il 60 per cento, ma anche Grecia e Turchia sono molto vicine a questa soglia. In generale, i dati Ocse sembrano confermare come paesi ricchi corrano molti meno rischi di quelli a medio reddito.

Perché puntare sulla struttura aziendale

Anche la struttura organizzativa delle aziende sembra giocare un ruolo importante nella lotta all'automazione. Si tende a pensare che saranno le fabbriche le prime a soccombere all'avvento dei robot, e invece tra Corea del Sud, che ha il 30 per cento della popolazione attiva impiegata nel manifatturiero, e il Canada, dove la percentuale scende al 22, la più vulnerabile è la seconda. Il motivo? Il Canada ha adottato catene di montaggio "classiche”, che possono essere completamente automatizzate. La Corea del Sud no, lasciando ai suoi operai il "lusso" di dividere la giornata tra mansioni di routine e mansioni più creative, rendendo molto difficile rimpiazzarli del tutto con le macchine.

L'automazione in Europa

Il rischio automazione per l'Italia è di poco superiore al 50 per cento, un tasso comunque più basso rispetto a quello stimato per Spagna e Germania. Francia e Austria sono al di sotto della soglia del 50, ma in generale i tassi più bassi si registrano nel mondo anglosassone: Canada, Stati Uniti, Inghilterra e Irlanda.

I settori più a rischio

Per quel che riguarda i settori più a rischio di essere conquistati dalle macchine, in pole position troviamo, per ovvie ragioni, alimentare, costruzioni, pulizie, agricoltura, abbigliamento, servizi personali e vendite, tutti al di sopra della soglia del 50 per cento. IT, sanità, istruzione, ristorazione, scienza e ingegneria, politica e posizioni di coordinamento raggiungono a fatica la quota del 30.

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