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Lavoro: i contratti stabili aumentano del 36%

L’osservatorio sul precariato dell’Inps sui primi sei mesi dell’anno: 6 nuovi assunti su 10 lo sono a tempo pieno

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Il lavoro in Italia si fa più stabile: 4 su 10 dei nuovi contratti attivati nel primo semestre del 2015 sono a tempo indeterminato, in crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando i numeri parlavano di un rapporto pari a circa 3 su 10. È l'Osservatorio sul precariato dell'Inps a fare luce sull'andamento del mercato del lavoro italiano: nei primi sei mesi di quest'anno i nuovi contratti a tempo indeterminato sono cresciuti del 36% (+252.177), quelli a tempo determinato sono rimasti stabili e quelli di apprendistato si sono ridotti (-11.500). Le trasformazioni di vecchi contratti precari in contratti a tempo indeterminato sono aumentate del 30,6%.

Il segno è quello della stabilizzazione, affiancato dal dato sulla 'frequenza' del lavoro: quello full time cresce rispetto al part-time. I nuovi rapporti di lavoro a tempo pieno, infatti, rappresentano il 63,4% del totale delle nuove assunzioni nel primo semestre, in aumento di 1,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2014. L'aumento dei contratti stabili attesta che la ricetta della decontribuzione fiscale, prevista nella legge di stabilità, ha sortito gli effetti sperati: gli incentivi fiscali concessi alle aziende che assumono con contratto a tempo indeterminato hanno di fatto portato i datori di lavoro a privilegiare questa forma contrattuale rispetto a quella del lavoro a termine.

Esulta il presidente del Consiglio, Matteo Renzi: "I dati diffusi dall'Inps dicono che siamo sulla strada giusta contro il precariato e che il Jobs Act è un'occasione da non perdere, soprattutto per la nostra generazione", ha affermato il premier. C'è chi ha fatto meglio e chi un po' meno: il Friuli Venezia-Giulia guida la classifica delle Regioni dove l'incremento delle assunzioni a tempo indeterminato, registrate nel 2015 rispetto al 2014, risulta superiore alla media nazionale. I risultati peggiori si registrano al Sud, con la Sicilia che si aggiudica la bandiera nera. Se l'Inps guarda al mercato del lavoro italiano con un certo ottimismo, solo dieci giorni fa l'Istat aveva delineato un quadro diverso, sicuramente meno roseo.

Per l'Istituto nazionale di statisca, infatti, a giugno si sono registrati 22mila occupati in meno rispetto a maggio e 40mila in meno rispetto allo stesso mese del 2014, in controtendenza rispetto al mese di aprile, quando si era registrata una crescita dello 0,6 per cento.

Non sorride neppure il tasso di disoccupazione, che sempre a giugno ha aggiunto 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente, arrivando al 12,7%, dopo il calo nel mese di aprile e una situazione di stazionamento a maggio. Un quadro su cui campeggia un dato su tutti: il tasso di disoccupazone tra i giovani è schizzato al 44,2%, toccando un livello record dal 1977. Ombre, ma non troppe scure, perchè l'Istat ha sottolineato che l'aumento del numero di disoccupati negli ultimi 12 mesi è associato a una crescita della partecipazione al mercato del lavoro, testimoniata dalla riduzione del numero di inattivi, che sono diminuiti di 131mila unità rispetto al giugno di un anno fa.

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