Lavoro

Lavori usuranti, chi potrà andare in pensione prima degli altri

Il governo tratta coi sindacati per consentire di mettersi a riposo con 41 anni di servizio a chi fa "mestieri di fatica", dagli infermieri alle maestre

sala-operatoria

Andrea Telara

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In pensione con 41 anni di servizio anziché con più di 42. E' la possibilità che potrebbero avere dal prossimo anno (ma il condizionale è d'obbligo) molti lavoratori che svolgono alcuni mestieri considerati particolarmente gravosi. In vista della prossima mini-riforma previdenziale con cui il governo Renzi sta per modificare la tanto odiata Legge Fornero, sono in corso le trattative con i sindacati per anticipare l'uscita dal lavoro di alcune categorie professionali. Per adesso, c'è un'intesa di massima che dovrà essere definita più nel dettaglio ma Cgil, Cisl e Uil premono per estendere il più possibile la platea. Molto probabilmente, l'uscita anticipata ci sarà per i macchinisti dei treni, i facchini, i dipendenti del settore marittimo e gli infermieri o il personale sanitario che ha prestato servizio nelle sale operatorie. A tutte queste categorie, potrebbero aggiungersi anche gli insegnanti delle scuole di infanzia e il personale dei call center, almeno quello che ha prestato servizio nelle ore notturne.

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Chi svolge tutti questi mestieri considerati di fatica non deve farsi tuttavia troppe illusioni, perché l'accordo tra governo e sindacati non è stato ancora raggiunto. Va ricordato, inoltre, che la categorie professionali su cui le parti sociali stanno trattando in questi giorni non vanno confuse con chi svolge lavori usuranti, secondo la classificazione di un provvedimento di legge approvato nel 2011. Si tratta degli operai delle cave, di quelli addetti alla catena di montaggio, dei palombari e di chi fa i turni di notte di 6 ore (a partire dalle 24) per almeno 78 giorni all'anno o i turni notturni di 3 ore giornaliere per tutto l'anno. Questi lavoratori hanno già diritto (anche con le regole della legge Fornero) a mettersi a riposo con almeno 61 anni di età e dopo aver raggiunto la cosiddetta quota 97 (quota 98 per gli autonomi). La somma dei contributi versati e dell'età anagrafica deve cioè essere appunto pari a 97, purché abbiano alle spalle almeno 35 anni di carriera. Dopo aver lavorato 36 anni, per esempio, un cavatore o un operaio che fa i turni di notte possono mettersi a riposo a 61 anni, se dipendenti (61+36=97) oppure a 62 anni, se autonomi (62+36=98).

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