Lavoro

Lavoratori autonomi: perché 1 su 4 rischia la povertà

L'allarme della Cgia di Mestre: la possibilità di scivolare verso il baratro è quasi doppia tra le partite Iva rispetto ai dipendenti

Manifestazione di precari davanti al ministero dell'Istruzione – Credits: Ansa

Chi ha colpito la crisi? Certo un po’ tutte le classi di lavoratori, anche se una ha sofferto più delle altre, perché meno tutelata: le famiglie dei piccoli imprenditori. Artigiani, commercianti, liberi professionisti, soci di cooperative. La legge di Stabilità prevede pochissime misure a sostegno di queste categorie.

Qualche esempio? Il regime fiscale agevolato presenta molti ancora molti punti oscuri, mentre è certo che il taglio dell'Irap non interesserà le attività senza dipendenti e sembra ormai sfumata l'ipotesi di estendere anche agli autonomi il bonus degli 80 euro.

A scattare unaa fotografia impietosa del "popolo delle partite Iva" è la CGIA di Mestre, che proprio a questo ceto si rivolge: è il corpo sociale, scrive nel'ultimo studio, che più degli altri è "scivolato verso il baratro della povertà e dell’esclusione sociale".

False partite iva e co.co.co., quante sono in Italia
Quando un autonomo chiude definitivamente bottega non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito Giuseppe Bortolussi, segretario CGIA di Mestre


Autonomi vs. dipendenti
Una conclusione esagerata? Forse no. Basta guardare qualche numero a riguardo: negli ultimi sei anni (dal 2008 al primo semestre 2014) gli automi che hanno cessato la propria attività sono stati 348.400.

La contrazione è del 6,3%, quasi il doppio di quella registrata tra i dipendenti, che nello stesso periodo sono diminuiti del 3,8% (-662.600 unità).

Non solo. Il reddito delle famiglie con fonte principale da lavoro autonomo ha subito in questi ultimi anni una "sforbiciata" in media di oltre 2.800 euro (-6,9 per cento); quello dei dipendenti è rimasto pressoché lo stesso, mentre nel 24,9% dei casi un titolare di partita Iva ha vissuto addirittura con un reddito disponibile inferiore a 9.456 euro annui, sotto la soglia di povertà dell'Istat

È quest'ultimo, soprattutto, il caso dei lavoratori autonomi che hanno un rapporto di quasi esclusività con un fornitore e che in realtà svolgono attività dipendente o comunque subordinata: nel popolo delle cosiddette "false partite Iva", insomma, si annida la precarietà più evidente del mondo del lavoro.

Perché gli autonomi soffrono di più
"A differenza dei lavoratori dipendenti quando un autonomo chiude definitivamente bottega non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito" spiega Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA Mestre.

Le partite Iva si trovano, da questo punto di vista, sul gradino più basso, persino dei collaboratori a progetto, che possono contare su un indennizzo una tantum. Gli autonomi, invece, non usufruiscono dell’indennità di disoccupazione e di alcuna forma di cassa integrazione.

"Una volta chiusa l'attività ci si rimette in gioco e si va alla ricerca di un nuovo lavoro. Purtroppo non è facile trovarne un altro: spesso l’età non più giovanissima e le difficoltà del momento costituiscono una barriera invalicabile al reinserimento, spingendo queste persone verso forme di lavoro completamente in nero" conclude Bortolussi.

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