Lavoro

Il testo del Jobs Act al Senato

Primo passo in Parlamento per la riforma del lavoro del governo Renzi. Cosa prevede la legge, che però ha ancora un cammino lungo davanti

Andrea Telara

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Il Jobs Act ha appena superato la prova del  Senato, con qualche ritocco rispetto al testo iniziale. Con 165 voti favorevoli, 11 contrari e due astenuti, la riforma del lavoro del governo Renzi è stata approvata dall'aula di Palazzo Madama. Il cammino che la nuova legge ha di fronte a sé, però, è ancora lungo. Nei prossimi mesi, infatti, ci sarà il passaggio alla Camera dei Deputati.




Articolo 18 e Jobs Act


Va ricordato, però, che il Jobs Act è una legge-delega che dà al governo il potere di varare alcune misure in materia di welfare e di lavoro, le quali dovranno poi essere perfezionate, entro i prossimi sei mesi. Ci sarà infatti una serie di decreti delegati che verranno approvati dal ministero del Lavoro e che dovranno comprendere anche il tema spinoso dell'articolo 18, sul quale il Jobs Act non dice nulla, nonostante l'impegno della direzione del Pd a modificare le norme sui licenziamenti. Siamo dunque soltanto agli inizi di un processo molto articolato, che dovrebbe concludersi entro la prossima primavera. Ma ecco, in sintesi, le principali novità portate in dote dalla riforma, incluse quelle dell'ultim'ora, frutto di un maxi-emendamento proposto dal governo.


Cassa integrazione


Cambiamenti di rilievo sono previsti innanzitutto per la cassa integrazione (cig), alla quale non potranno più accedere le imprese che hanno cessato l'attività o hanno ceduto un ramo di azienda. Verranno rimodulati i contributi che finanziano la cig, calibrandoli meglio in base al suo effettivo utilizzo. Inoltre, saranno fissate delle limitazioni all'accesso alla cig per quelle aziende che prima non hanno utilizzato i contratti di solidarietà, i quali si basano su una riduzione dell'orario di lavoro per evitare che vi siano licenziamenti. Il governo ha anche l'obiettivo di far partire finalmente i fondi di solidarietà, già previsti dalla riforma Fornero del 2012 e non ancora decollati. Si tratta di ammortizzatori sociali che dovrebbero svolgere gli stessi compiti della cassa integrazione, nelle aziende che non possono accedervi (come le microimprese).


Ammortizzatori sociali

Nei prossimi sei mesi, l'esecutivo si impegna ad allargare i sussidi alla disoccupazione (le indennità Aspi) anche a quelle categorie di lavoratori che attualmente ne sono prive, in primis i precari assunti con un contratto flessibile di collaborazione a progetto (co.pro.). C'è anche l'obiettivo di introdurre una sorta di reddito minimo garantito, cioè un sussidio di assistenza per fasce di popolazione particolarmente disagiate, per esempio quelle che presentano un reddito Isee molto basso. Si tratta però di una misura che verrà applicata in maniera sperimentale e per gradi. Per beneficiare del sussidio, tuttavia, occorrerà impegnarsi comunque a cercare un lavoro o a svolgere attività sociale, in associazioni no profit e di volontariato.


Contratti

Viene data al governo la delega per introdurre un nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti. Si applicherà ai neoassunti e non avrà probabilmente le garanzie contro i licenziamenti stabilite oggi dall'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Con il maxi-emendamento finale al testo, l'esecutivo si è impegnato anche a favorire i contratti stabili a tempo indeterminato, con incentivi economici (sgravi sui contributi) che non sono stati però specificati nel dettaglio. Contemporaneamente, il governo effettuerà una revisione dei contratti precari, riservandosi la possibilità di sfoltirne il numero e di semplificarli. E' prevista anche l'introduzione di un compenso orario minimo, fissato per legge, per i contratti parasubordinati e flessibili come le collaborazioni a progetto.


Mansioni

Ci sarà una revisione della disciplina delle mansioni, che dovrebbe consentire alle aziende di spostare più facilmente da un reparto all'altro un dipendente o di modificare i compiti assegnati al lavoratore. La nuova normativa dovrà però tenere conto dell'interesse dello stesso lavoratore a conservare il proprio posto e la propria professionalità. Con il maxi-emendamento finale, si stabilisce però che i contratti collettivi (anche quelli aziendali) possono stabilire regole diverse e più precise rispetto a quelle fissate dall'esecutivo. Vi sarà anche una revisione della disciplina dei controlli a distanza sui lavoratori da parte delle imprese, che oggi subisce parecchie limitazioni.


L'Agenzia per il Lavoro

Verrà creata una nuova Agenzia nazionale per il lavoro, che sostituirà gli attuali servizi di collocamento. Questa nuova struttura gestirà anche i sussidi alla disoccupazione, vincolandoli maggiormente all'effettivo impegno di chi è rimasto senza lavoro a seguire dei corsi di formazione, per reinserirsi nel mondo produttivo. Chi rifiuta delle offerte di assunzione o non si impegna a trovare un nuovo impiego, dunque, rischia di perdere il sussidio. E' prevista la possibilità che l'Agenzia nazionale collabori con soggetti privati accreditati (per esempio degli enti di formazione o delle agenzie per il lavoro), pagando un contributo ai disoccupati (voucher), che poi potrà essere speso dal beneficiario per seguire dei corsi di formazione. La libertà di scegliere quali corsi frequentare spetta allo stesso disoccupato (purché si svolgano presso soggetti accreditati). Gli enti e le agenzie che si offrono i servizi di formazione e di reinserimento professionale riceveranno però un contributo in denaro che dipende in gran parte dalla loro capacità di trovare un nuovo lavoro al disoccupato.


Maternità

Il governo ha l'obiettivo di estendere gli assegni di maternità anche a molte lavoratrici precarie e parasubordinate che oggi ne sono prive. Inoltre, sono previste forme di solidarietà tra i dipendenti delle aziende, come la cessione di ferie o permessi.


Jobs Act, cosa non va
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