Jobs Act: i 3 punti poco chiari

Dai fondi per la nuova Aspi ai licenziamenti collettivi fino all'applicazione ai dipendenti pubblici: i dubbi dei sindacati e non solo

Renzi

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla presentazione dei primi due decreti sul Jobs Act – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Redazione Economia

-

La "rivoluzione copernicana" sul lavoro racchiusa per il Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel Jobs Act e nei decreti attuativi approvati nel giorno della vigilia di Natale, lancia sul mercato del lavoro il nuovo contratto a tutele crescenti, restringe il campo di applicazione dell'articolo 18 e riforma gli ammortizzatori sociali. Ma non mancano le critiche. Le principali riguardano la disciplina dei licenziamenti collettivi e l'applicabilità o meno delle nuove norme anche per i dipendenti pubblici (aspetto ancora non chiaro) e arrivano in primis dai sindacati ma anche da alcuni esponenti interni allo stesso Governo.

LA NUOVA ASPI

La prima partita si gioca proprio sul nuovo ammortizzatore sociale destinato ad assorbire progressivamente i precedenti Aspi e mini-Aspi e a mandare in pensione la cig in deroga. Il decreto attuativo è stato infatti approvato "salvo intese", in assenza cioè della bollinatura finale della Ragioneria generale dello Stato e l'individuazione certa delle coperture. Al momento l'unico importo scritto nero su bianco è quello inserito nella legge di stabilità che ai nuovi ammortizzatori destina 2,2 miliardi per ciascun anno 2015 e 2016 e 2 miliardi di euro per gli anni a seguire a partire dal 2017. Le risorse potrebbero però non bastare: nel 2013, ad esempio (anno di crisi profonda non necessariamente destinato a replicarsi) secondo i dati Inps, Aspi e mini-Aspi sono costati ben 7,5 miliardi di euro. Anche senza arrivare a quelle cifre, comunque, il problema risorse resta, tanto che già nel corso dell'esame della legge di stabilità le minoranze del Pd avevano chiesto ulteriori stanziamenti.

LEGGI ANCHE: COME FUNZIONA LA NUOVA ASPI PER I PRECARI

I LICENZIAMENTI COLLETTIVI

C'è poi la questione dei licenziamenti collettivi. Inaspettatamente il decreto prevede infatti che le regole sui licenziamenti individuali valgano anche per quelli di almeno cinque lavoratori. Una regola che forse è servita per placare gli animi più bellicosi all'interno della maggioranza ma che ha mandato su tutte le furie i sindacati. Non solo la Cgil, già pronta a nuovi scioperi e a ricorsi giudiziari contro tutto il pacchetto, ma anche la finora più cauta Cisl. Proprio l'ex sindacalista Cesare Damiano promette il suo impegno, invitando anche ad apprezzare quello che finora è stato ottenuto. Sicuramente, in qualità di presidente della Commissione Lavoro della Camera, si batterà per ricondurre la norma ai soli licenziamenti individuali, ma nel frattempo, sottolinea, l'importante è essere riusciti a disinnescare quelle che parti del Pd vedono come le bombe dello scarso rendimento e dell'opting out, fortemente volute invece da Ncd.

Qualsiasi sia il parere che le Commissioni parlamentari invieranno al governo, l'esecutivo non sarà comunque obbligato a tenerne conto, visto che sulle deleghe le indicazioni parlamentari non sono vincolanti.

Licenziamenti: cosa cambia con il Jobs Act


SOLO PER I PRIVATI

Ultima questione, sollevata dal senatore di Scelta Civica Pietro Ichino, è poi quella dell'estensione del contratto a tutele crescenti anche agli statali, smentita pero' dal governo. Finora il Jobs act, spiega il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, è infatti sempre stato visto come strumento per favorire le assunzioni nel settore privato, tirando in ballo solo ed esclusivamente le imprese e mai lo Stato come datore di lavoro. Anche il ministro della P.a. Marianna Madia ha in più occasioni smentito una generalizzazione delle norme. Per questo l'interpretazione di Ichino, secondo cui l'assenza di un riferimento esplicito all'esclusione degli statali si traduce in un loro coinvolgimento, è arrivata del tutto a sorpresa. Obbligando il governo (e lo stesso Renzi tramite il responsabile economico del Pd Filippo Taddei) a continue precisazioni. Precisazioni che però non bastano a Enrico Zanetti, sottosegretario all'Economia e compagno di partito di Ichino, che in serata mette nero su bianco la sua irritazione: "Trovo francamente sconcertante questo affannarsi di alcuni ministri nel negare l'applicabilità del Jobs act al pubblico impiego" dice sottolineando che il dualismo con i privati "non sta in piedi".

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Jobs Act, i nuovi contratti di lavoro

Approvati definitivamente i primi due decreti attuativi della riforma: via l'articolo 18 e indennità di licenziamento crescenti con l'anzianità

Jobs Act, come cambia il lavoro in Italia

Il consiglio dei ministri ha varato oggi altri decreti attuativi della riforma del welfare. Ecco le novità all'orizzonte

Commenti

Cookie Policy Privacy Policy
© 2018 panorama s.r.l (gruppo La Verità Srl) - Via Montenapoleone, 9 20121 Milano (MI) - riproduzione riservata - P.IVA 10518230965