Lavoro

Italia, i lavori di cui c’è bisogno

Secondo un’indagine di Unioncamere, i mestieri più introvabili sarebbero quelli di informatico, chimico e fabbro

fabbro

Giuseppe Cordasco

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Sembra paradossale, eppure in un Paese in cui si continua a dibattere quasi ogni giorno dell’annoso problema della disoccupazione, soprattutto giovanile, esistono una serie di mestieri che risultano difficili da reperire sul mercato del lavoro. A metterlo in evidenza è il bollettino Excelsior, messo a punto da Unioncamere insieme con l'Anpal, l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro.

Pare infatti che per le imprese sia quanto mai complicato riuscire a trovare professionisti che operano nel settore dell’informatica e della chimica, oppure vecchi classici artigiani che svolgano ad esempio l’attività di fabbro. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i sorprendenti risultati di questa indagine.

Posti di lavoro senza candidati

Partiamo da un presupposto decisamente allettante e cioè che nel complesso per il prossimo futuro le aziende italiane hanno in programma quasi un milione di assunzioni. Tutto bene allora? Neanche per sogno, visto che per una su quattro di queste assunzioni già sanno che dovranno faticare non poco a trovare candidati idonei.

La difficoltà media di reperimento di nuovi dipendenti è pari infatti al 24,3%. Una quota che però si impenna vertiginosamente fino al 51% per laureati in matematica, informatica, chimica o fisica, al 57% per i tecnici specializzati nel digitale e addirittura al 67% per i fabbri.

Addio generazione “choosy”?

Decisamente più semplice diventa invece la ricerca di dipendenti quando si tratta  si tratta di mettere sotto contratto un magazziniere (7%), un addetto alle pulizie (8%) o una segretaria (9%).

Segno evidente che in generale le professioni non qualificate hanno una copertura molto maggiore, e non a caso presentano infatti un indice di difficile reperimento mediamente pari solo al 9,4%. Verrebbe dunque da dire che gli italiani, e in particolari i giovani, non sono più tanto 'choosy', ovvero schizzinosi, così come lamentava nel 2012 l’allora ministro del Lavoro Elsa Fornero.

Anche se c’è da rilevare, fa notare la ricerca di Unioncamere, come la domanda di lavoro poco qualificato sia maggiormente soddisfatta anche grazie all'offerta che giunge dagli immigrati.

Un futuro da specializzati

Il vero problema allora diventa come rispondere in maniera adeguata alle richieste di lavoro di più alto livello, quello specializzato. A mancare infatti sono tanto gli specialisti di materie scientifiche o informatiche, quanto quelli che potrebbero essere etichettati come rappresentanti dei vecchi mestieri.

Oltre ai citati fabbri, mancano infatti anche carpentieri, meccanici, conducenti di bus o tram. La questione quindi non è più solo quella della propria qualifica scolastica, ossia del titolo di studio. Anzi, ad oggi, sempre secondo Excelsior, la fetta maggiore degli ingressi previsti è destinata a diplomati e non a laureati.

Per non parlare poi di tutto il comparto legato alla cura della bellezza con parrucchieri ed estetisti sempre più ricercati e sempre meno disponibili.

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