Inps: calano gli assegni liquidati

Nei primi 6 mesi del 2018, delle 228.382 pensioni pagate, quasi 90 mila provengono da lavori autonomi. In picchiata anche le sociali

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a cura di LABITALIA/ADNKRONOS

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Ammontano a 228.382 gli assegni complessivamente liquidati dall’Inps nei primi sei mesi del 2018, di cui 89.688 delle gestioni dei lavoratori autonomi. L'importo medio delle pensioni è stato di 1.084 euro. È quanto rileva l'istituto di previdenza nel monitoraggio dei flussi pensionistici con i dati aggiornati, al secondo trimestre del 2018, in base alla rilevazione effettuata il 2 luglio 2018.

Con riferimento al Fondo dei lavoratori dipendenti si registra "un numero complessivo di liquidazioni di vecchiaia e anzianità/anticipate decorrenti nel primo semestre decisamente inferiore al corrispondente valore del 2017 e analogo andamento si osserva nelle tre principali gestioni dei lavoratori autonomi: la differenza rilevata in questo monitoraggio, che in parte verrà colmata con lo smaltimento delle giacenze di pertinenza del primo semestre nei mesi successivi, è riconducibile essenzialmente all'aumento del requisito di età richiesto per la liquidazione della pensione di vecchiaia delle donne", commenta l'Inps.

Le pensioni sociali liquidate nel primo semestre 2018 sono state pari a 10.332 registrando un netto calo, di circa un terzo, rispetto a quelle erogate nello stesso periodo del 2017 che sono state 39.062, riferisce l'Inps segnalando appunto che "gli assegni sociali sono di entità molto esigua rispetto al valore rilevato nel medesimo periodo dell'anno precedente, in quanto si è innalzato di un anno il requisito di età utile per la liquidazione dell'assegno".

Nel primo semestre 2018 l'Inps rileva "un peso decisamente superiore delle pensioni di anzianità/anticipate su quelle di vecchiaia rispetto al dato annuo del 2017". Infatti, nel periodo considerato le pensioni di anzianità/anticipate risultano essere 63.330 rispetto a quelle di vecchiaia 58.356. Mentre nel 2017 la consistenza era invertita: sono state 153.541 quelle di anzianità/anticipate e 202.460 quelle di vecchiaia.

Il motivo, spiega l'istituto guidato da Tito Boeri, si deve al fatto che "i requisiti richiesti per quest'ultimo tipo di trattamento (vecchiaia) si sono innalzati per le donne, mentre quelli relativi alle pensioni di anzianità/anticipate sono rimasti uguali all'anno precedente, e sono numericamente più consistenti le uscite anticipate per i cosiddetti lavoratori precoci”. “Per il medesimo motivo anche per quanto riguarda il peso delle pensioni di invalidità su quelle di vecchiaia l'indicatore statistico risulta più elevato nel 2018 rispetto all'analogo valore del 2017, mentre risultano in linea gli indicatori dei due periodi di riferimento relativi alla distribuzione territoriale e per genere", conclude.

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