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Lavoro

Furbetti del cartellino, ecco perché la legge Madia non funziona

Le promesse di snellire le procedure di licenziamento dei fannulloni nella p.a. si scontrano con i tempi della giustizia

Il caso dei 23 dipendenti del comune napoletano di Boscotrecase scoperti due giorni fa a timbrare in maniera illegale il cartellino e per questo accusati di truffa aggravata, è solo l’ultimo di una serie di episodi analoghi che dall’inizio dell’anno stanno riempiendo le cronache dei giornali. La loro rilevanza è diventata quanto mai maggiore da quando il governo ha approvato il provvedimento del ministro Marianna Madia che prometteva proprio per casi del genere il pugno forte dell’amministrazione pubblica, con licenziamenti che sarebbero potuti scattare anche dopo 48 ore. In effetti, a distanza di mesi, se si vanno ad analizzare gli episodi di assenteismo e false attestazioni che si sono susseguiti, si nota che questi tempi celeri di intervento punitivo così tanto sventolati, di fatto sono ben lontani dall’essere reali.

Dal caso del Comune di Foggia, a quello dell’Asl di Avellino, dalla prefettura di Pistoia al Comune di Acireale; e ancora, dal Museo delle tradizioni di Roma alla Asl di Caserta, passando per l’Agenzia delle entrate di Asti, per finire agli episodi “calabresi” del Comune di Oppido Mamertina  e dell’Azienda sanitaria di Rossano Calabro: sono almeno una decina i casi che in questi mesi hanno conquistato gli onori della cronaca e per i quali, se si vanno a cercare le conseguenze, non si trova assolutamente nulla. L’unica inchiesta che ha portato effettivamente a degli effetti tangibili è quella, tra tutte forse la più eclatante, del Comune di Sanremo. Nella cittadina ligure infatti, a gennaio scattò un’indagine della magistratura su ben 190 dipendenti comunali dei circa 480 totali. Ebbene, a distanza di qualche mese, in seguito ai provvedimenti adottati dall’amministrazione locale, ci sono stati 32 licenziamenti, 66 sospensioni di vario titolo e per durate diverse, e 6 sanzioni amministrative, a testimonianza tra l’altro, che in ogni caso non è mai un bene fare di tutta un erba un fascio.

In particolare, per quanto riguarda Sanremo, in tanti ricorderanno il caso emblematico di quel vigile urbano scoperto a timbrare il cartellino, e che diventò una sorta di sciagurato simbolo di un malcostume tutto italiano. Ebbene, anche il vigile in questione ha subito il licenziamento. Si tratta però, come detto, di un episodio, quello di Sanremo, che resta unico e isolato, e che non a caso lo stesso presidente del Consiglio Matteo Renzi utilizza spesso per evidenziare quali risultati si possano ottenere con la nuova legge Madia. In realtà però, come detto, Sanremo rappresenta un po’ uno specchietto per allodole, a fronte invece di altre decine di casi in cui i provvedimenti puntivi stentano ad arrivare. La nuova legge infatti, stabilisce che si possa decretare la sospensione del dipendente accusato di inadempienze gravi, anche nel giro di sole 48 ore. Un tempo che per molti però risulta decisamente troppo breve per appurare in maniera adeguata le eventuali responsabilità dei singoli. In ogni caso, gli ostacoli veri sono quelli che bisogna superare successivamente.

Come infatti già previsto dalla legge Brunetta, il vero e proprio licenziamento può avvenire nel giro dei trenta giorni successivi all’apertura dell’inchiesta. Ci vuole però innanzitutto che l’amministrazione pubblica coinvolta decida effettivamente di procedere con il licenziamento, con tutto quello che questo comporta in termini di assunzioni di responsabilità da parte del dirigente competente. In un secondo momento poi, quand’anche partisse una procedura di licenziamento, in ogni caso a decidere sarebbe un giudice del lavoro, con tutto quello che questo comporta invece in termini di tempi che, quando si parla di giustizia amministrativa, nel nostro Paese risultano sempre dilatati.  In questo senso tra l’altro, se è vero che a Sanremo 32 dipendenti sono stati licenziati, è anche vero che tutti hanno presentato un ricorso che dovrà essere valutato e magari forse potrebbe anche essere accettato.

La verità dunque è che la legge Madia presenta ancora delle lacune di carattere operativo che andrebbero colmate per rendere davvero più efficiente e veloce la punizione per i dipendenti fannulloni. Senza contare che, in quasi tutti i casi sopra citati, il numero dei dipendenti coinvolti nelle indagini, è sempre risultato talmente alto, che la loro sospensione ha messo a repentaglio lo stesso esercizio delle attività degli uffici coinvolti. Lo stesso Comune di Sanremo ad esempio, chiede a Renzi non solo di essere additato come esempio, ma di avere una corsia preferenziale per effettuare un nuovo concorso e assumere nuove persone indispensabili al funzionamento dei propri uffici. Anche su questo punto dunque, la ministra Madia potrebbe essere chiamata a rivedere l’impostazione della propria legge, prevedendo magari misure ad hoc per casi come questi.

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