Tutti i numeri del flop della Garanzia Giovani

I giovani che non studiano e non lavorano sono circa 2 milioni, gli iscritti ai portali pubblici sono 170mila e i posti di lavoro disponibili 13mila. Ma a offrirli non sono le imprese...

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. (Ansa)

Marco Cobianchi

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E’ ora di bilanci per la “Garanzia Giovani”, la grande operazione per l’impiego delle persone fino a 29 anni lanciata dal governo Letta nel 2013 e resa operativa quattro mesi fa (simbolicamente il primo maggio) dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. I numeri: le persone fino a 29 anni che non studiano e non lavorano sono circa 2 milioni mentre quelli che si sono iscritti al portale nazionale del ministero o a uno di quelli regionali sono, al 28 agosto, 169mila 076. A chi si iscrive viene garantito un colloquio preliminare in seguito al quale gli viene proposto uno stage, un corso di formazione oppure un posto di lavoro. La prima cosa da sapere è che la Ue, quando ha lanciato l’idea della Garanzia Giovani a livello continentale, ha anche suggerito che il tempo massimo che deve intercorrere tra l’iscrizione a un portale e l’offerta di lavoro non sia superiore ai 4 mesi. L’Italia ha recepito tale indicazione in modo molto originale: per noi i 4 mesi iniziano dal momento in cui le agenzie pubbliche per l’impiego chiamano il disoccupato per il colloquio, non da quando si è iscritto. Per questo non si può sapere a quante delle 29mila 936 persone che risultavano iscritte a maggio è stata offerta un’occupazione. Non si può sapere, cioè, se il sistema “gira”, se i centri pubblici lavorano a regime e se i tempi vengono rispettati. Quello che si sa è solo che finora i colloqui sono stati 23mila 469 mentre 13mila 169 sono i posti disponibili in tutt’Italia. Già, perché ora, grazie al lavoro dell’ex ministro del Lavoro Enrico Giovannini, può conoscere e accettare un posto in una regione diversa dalla propria mentre prima non era possibile.

I numeri sono deludenti, ma ancora di più lo sono se si pensa che i posti di lavoro offerti non sono “nuovi” posti di lavoro, ma offerte già presenti sul mercato e che, quindi, l’operazione del ministro Poletti punta esclusivamente ad agevolare l’incontro tra la domanda (2 milioni di Neet) e l’offerta (13mila) e, soprattutto, il fatto che secondo una ricerca di Adapt, il 90% delle offerte di lavoro non proviene dalle imprese, che pure possono registrarsi sui siti, ma dalle imprese private di ricerca del personale. In sostanza, quindi, Graanzia Giovani sta offrendo alle imprese private un nuovo canale di distribuzione a costo zero. 

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