Fiat, Pomigliano e la verità sui lavoratori

Nel giorno della conferma della sentenza che obbliga l'azienda a reintegrare i 145 lavoratori iscritti alla Fiom, Giorgio Airaudo dice: 'sono in due mila ad attendere di essere riassunti'

Operai all'interno dello stabilimento Fiat di Pomigliano (Credits: LaPresse)

Giuseppe Cordasco

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Anche la Corte di Appello di Roma dà torto a Sergio Marchionne, e impone il reintegro a Pomigliano d’Arco dei 145 lavoratori iscritti alla Fiom che sono stati discriminati nel corso delle assunzioni eseguite finora presso lo stabilimento Fiat campano. “Con questa sentenza  – attacca Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom – è la terza volta che alla Fiat viene dato torto. Per cominciare in primo grado, poi con il rigetto della richiesta di sospensione della prima sentenza e ora con la sentenza di secondo grado. In tutto questo, il vero scandalo è che fin dal primo grado era prevista l’esecutività della sentenza che però finora la Fiat si è ben guardata dal rispettare”.

Il risultato è che, nonostante finora tre giudici abbiano deciso per il reintegro, i 145 lavoratori della Fiom attendono ancora di essere regolarmente assunti. Uno scandalo, secondo la dirigenza della Fiom, che fa il paio con un’altra circostanza molto preoccupante. “Voglio ricordare – fa notare sempre Airaudo – che a Pomigliano, oltre ai nostri 145 lavoratori, ci sono altri 2.000 operai che attendono di essere riassunti ”. Tra l’altro si tratta di lavoratori per i quali attualmente è in vigore una cassa integrazione che scadrà nel luglio prossimo, data entro la quale la Fiat dovrà decidere del loro futuro.

“Delle due l’una" sostiene Airaudo "o la Fiat, cosa che non voglio credere, non è più in grado di riassumere tutti i lavoratori di Pomigliano, e allora dovrà dichiarare 2.000 esuberi, nonostante avesse assicurato di far rientrare tutti in fabbrica per produrre a regime 270mila Panda. Oppure, Sergio Marchionne nicchia, e sta tenendo a bagnomaria migliaia di lavoratori che attendono di conoscere il proprio destino”. Un destino che i lavoratori di Pomigliano condividono con i colleghi di Termini Imerese, per i quali sempre a luglio scadrà la cassa integrazione. “Stiamo parlando in totale di circa 5.000 operai – sottolinea Airaudo – dei quali la Fiat deve preoccuparsi, facendoci sapere che fine dovranno fare”.

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In casa Fiat però di chiarimenti sul futuro industriale italiano dell’azienda per il momento non arrivano. L’unica comunicazione ufficiale del Lingotto conferma invece la decisione di ricorrere in Cassazione contro il reintegro degli operai iscritti alla Fiom. “Noi rispettiamo la legge – replica Airaudo – e quindi la Fiat ha tutto il diritto di appellarsi al terzo grado di giustizia. Nel frattempo però dovrebbe dare esecuzione alla sentenza di reintegro così come stabilito appunto dalla stessa legge. Noi stiamo cercando di far eseguire la sentenza e ci siamo rivolti a questo scopo al Tribunale di Nola, ma i tempi burocratici di queste procedure purtroppo sono molto lunghi”.

Nel frattempo a Pomigliano serpeggia solo preoccupazione e una malcelata frustrazione, legata alla minaccia, più volte ventilata dallo stesso Marchionne, di dover licenziare 145 operai già assunti per far posto ai lavoratori della Fiom da reintegrare. “Se davvero avvenisse una cosa del genere – si infervora Airaudo – ci sarebbero gli estremi per una denuncia di comportamento antisindacale. Noi della Fiom su questo abbiamo la coscienza a posto, perché continuiamo a sostenere che non solo i nostri 145 iscritti, ma tutti i 2.000 lavoratori in attesa, debbano essere assunti. Se qualche collega sindacalista di altre sigle in questo momento è in allerta, è perché forse ha la coscienza sporca. Basterebbe ritrovare un po’ di calma – conclude Airaudo – e insieme potremmo riprendere un dialogo i cui benefici ricadrebbero su tutti i lavoratori dello stabilimento”.

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