Edoardo Frittoli

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Il decennio 1969-79 era stato per la Fiat uno dei periodi più neri della sua storia.

Si era aperto con l'autunno caldo, culminato con gli scontri di Corso Traiano tra gli operai e la polizia durante una manifestazione contro il caro-affitti. La conflittualità continua nei primi anni del nuovo decennio, quello degli anni di piombo e del terrorismo.

Nel 1973 l'azienda entra in una crisi finanziaria gravissima, accentuata dagli effetti della crisi petrolifera, dalla mancanza di nuovi progetti e dall'inadeguatezza del management del dopo Valletta.

Nel 1974 l'azienda torinese impone la cassa integrazione per 70 mila dipendenti. Nello stesso anno l'avvocato Gianni Agnelli prende fattivamente le redini dell'azienda e inizia l'ascesa di Cesare Romiti.

Nel 1976 Agnelli ratifica l'aumento di capitale da parte dei libici direttamente legati al colonnello Gheddafi. Ma la boccata d'ossigeno non basta a risanare il declino della Fiat, affogata nella stagnazione e nei continui scioperi ai cancelli. La linea dell'azienda alla fine degli anni '70, guidata dal duo Romiti-Ghidella, è chiara : contrasto all'azione sindacale e intransigenza assoluta alle presunte infiltrazioni terroristiche in fabbrica. Nell'estate del 1979, un anno prima della marcia, l'azienda licenzia 61 dipendenti accusati di contiguità con i terroristi. Le accuse decadranno, tranne per quattro casi accertati, ma ormai la tensione tra l'azienda e i lavoratori è alle stelle.

Nel settembre del 1980 uno sciopero alle verniciature di Mirafiori sfocia in una agitazione durissima, che proseguirà per ben 35 giorni ai cancelli picchettati, dove la protesta assume spesso sfumature violente.

Di quei giorni è l'intervento del segretario del PCI Enrico Berlinguer. Davanti agli operai in sciopero a Mirafiori pronuncia un discorso che fa intendere un appoggio del partito alle maestranze in lotta. L'azienda aveva chiesto in settembre la cassa integrazione per 22.000 operai.

14 ottobre 1980
Dopo estenuanti trattative la cassa si era trasformata in una prospettiva di quasi 15mila licenziamenti. Mentre i picchetti proseguono ad oltranza, il capo reparto Luigi Arisio organizza per il 14 ottobre 1980, al Teatro Nuovo di Torino, un'assemblea del "Coordinamento dei capi e quadri Fiat".

Al termine della riunione i partecipanti sfilano silenziosamente per le strade di Torino, recando cartelli e striscioni che invocano il ritorno al lavoro, la fine delle violenze e l'apertura dei cancelli.

Sono quarantamila, anche se i sindacati colpiti al cuore tendono a ridimensionare le cifre. Per le sigle unitarie è la più grave sconfitta dal dopoguerra. I sindacati devono abbandonare la linea dura, accettare il compromesso richiesto dall'azienda e togliere i picchetti. Il 17 ottobre 1980 i licenziamenti richiesti dalla Fiat si trasformano in cassa integrazione a zero ore.

Chiuso il capitolo degli anni '70, la Fiat svolta verso la "pax romitiana", rafforzata dal successo di un nuovo modello atteso da anni: la Fiat Uno.

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