Lavoro

Esodati e tassa di solidarietà: ecco come funziona

E se non dovesse bastare si alzeranno le tasse sulle sigarette

Una manifestazione degli esodati (Credits:Alòessandro Di Marco/Ansa)

Un contributo del 3% sui redditi che superano i 150mila euro all'anno. È la nuova tassa di solidarietà con cui i parlamentari della Commissione Lavoro alla Camera, ad eccezione di Giuliano Cazzola del Pdl, vorrebbero raccogliere le risorse necessarie a tutelare gli esodati, cioè i lavoratori che hanno firmato degli accordi con la propria azienda per mettersi in mobilità e che oggi rischiano di trovarsi senza un impiego e senza la pensione, per effetto dell'ultima riforma previdenziale voluta dal ministro del welfare, Elsa Fornero (che ha innalzato l'età pensionabile).

IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

La nuova tassa di solidarietà ha già incassato il plauso dei sindacati, in particolare della Cgil di Susanna Camusso , e le critiche di Confindustria, che la giudica un prelievo iniquo, a danno di quei contribuenti che pagano più tasse di tutti e che fanno girare l'economia italiana. A ben guardare, questo nuovo balzello fiscale (inserito dai deputati  in un emendamento alla Legge di Stabilità, contro il parere del governo), non ha ancora la strada spianata di fronte a sé. Prima dovrà ottenere il via libera della Commissione Bilancio di Montecitorio, che dovrà esprimere un parere sulla copertura finanziaria garantita dal contributo.

IL NUOVO FONDO PER GLI ESODATI

È proprio sulla copertura finanziaria che vengono sollevati dubbi da parte del governo. Consiste infatti in un prelievo del 3% sulla parte di reddito dichiarata ogni anno dai contribuenti italiani più ricchi, con un imponibile al di sopra dei 150mila euro. Esempio: chi guadagna 200mila euro lordi all'anno, dovrà versare 1.500 euro così calcolati: da 200mila euro lordi si sottrae 150mila euro e, sulla differenza ottenuta, corrispondente a 50 mila euro, viene applicato il contributo del 3%, per un totale di 1.500 euro.

LA BATTAGLIA CONTRO IL TEMPO DEL GOVERNO

Peccato, però, che gli italiani che hanno redditi alti, almeno secondo il fisco, sono veramente pochi: in totale si tratta circa 170 mila persone, secondo le ultime classificazioni dell'Agenzia delle Entrate, aggiornate al 2010. Mettendo le mani nelle tasche di questi cittadini, è difficile ottenere risorse molto ingenti. Per tutelare gli esodati, secondo le stime degli stessi deputati, occorrerebbero infatti almeno 3 miliardi di euro. Di conseguenza, se la Tassa di Solidarietà non sarà sufficiente a coprire tutto il fabbisogno, chi ha votato l'emendamento ha previsto pure di far scattare una clausola di salvaguardia, cioè di trovare altri soldi aumentando le imposte sulle sigarette.

COSTI PER LO STATO

Per salvaguardare gli esodati, insomma, c'è bisogno di nuove tasse. Questa operazione, tuttavia, non sarà completamente indolore neppure per il bilancio pubblico. Nel testo dell'emendamento si legge infatti che il contributo di solidarietà potrà essere dedotto dal reddito imponibile. In altre parole, chi pagherà il balzello dichiarerà al fisco un reddito più basso e otterrà così un risparmio sulle tasse da versare, in particolare sull'irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche). A questo proposito, va ricordato che l'aliquota dell'irpef per chi guadagna più di 150 mila euro è molto alta, pari al 43%. Risultato: una parte consistente dei costi per la salvaguardia degli esodati sarà comunque a carico dello stato, seppur indirettamente, sotto forma di minori imposte incassate.

I POSSIBILI SALVAGUARDATI

Non è ancora ben chiaro, infine, il numero esatto di lavoratori esodati che otterranno una tutela con l'emendamento appena approvato. Per avere le idee più chiare, bisognerà attendere i dati definitivi dell'Inps, che arriveranno il prossimo 21 novembre. In linea di massima, tra i salvaguardati dovrebbero rientrare quei lavoratori che hanno un ammortizzatore sociale (per esempio un assegno di mobilità) in scadenza nei prossimi 2 anni e che, nel frattempo, matureranno il diritto alla pensione con i requisiti precedenti alla riforma Fornero.

LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI ELSA FORNERO

Tra questi, dovrebbero rientrare anche quei dipendenti che hanno firmato un accordo per mettersi in mobilità a livello regionale e provinciale (senza la “regia” del governo di Roma), oltre a quelli che hanno ricevuto degli incentivi all'esodo prima del 31 dicembre 2011 (ma dopo l'approvazione delle riforma Fornero del 6 dicembre) e che, contemporaneamente, sono stati autorizzati alla prosecuzione volontaria del versamento dei contributi pensionistici. Infine, tra i salvaguardati, potrebbero esservi anche quei dipendenti che hanno svolto attività di lavoro temporaneo, dopo aver ricevuto degli incentivi all'esodo in vista della pensione.

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