Esodati: storia di Patrizia, da 7 mesi senza stipendio

Il caso di una ex-dipendente bancaria che ha firmato un accordo per mettersi a riposo nel 2009 ed è rimasta beffata dalle riforme previdenziali degli ultimi anni

Un presidio di lavoratori esodati del gruppo IntesaSanpaolo (credits: Alessandro Di Marco/Ansa)

Andrea Telara

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La signora Patrizia, 60enne di Bologna ed ex-dipendente del gruppo IntesaSanpaolo, da più di 7 mesi non vede il becco di un quattrino: niente stipendio e niente pensione. “Non è certo facile vivere così”, dice Patrizia, “almeno per me che devo ancora finire di pagare il mutuo e ho un compagno con gravi problemi di salute, costretto ad accontentarsi della pensione minima”.

IL PROBLEMA DEGLI ESODATI

Eppure, Patrizia ha dovuto arrangiarsi, dando fondo ai propri risparmi e vivendo“ a debito”, cioè grazie a un fido concessole dalla banca, in qualità di dipendente. Purtroppo, la signora bolognese non ha avuto altra scelta poiché fa parte della folta platea degli esodati, cioè quei lavoratori che, negli anni scorsi, hanno firmato un accordo con la propria azienda per mettersi in mobilità (o a riposo), in vista della pensione. Si tratta (per chi non li conoscesse ancora) di centinaia di migliaia di italiani rimasti beffati dalle riforme previdenziali degli ultimi anni (che hanno spostato in avanti l'età del pensionamento).

ESODATI: SOLO 11MILA IN PENSIONE

La peculiarità di Patrizia, che rende ancor più problematica la sua situazione, è quella di far parte di una specifica categoria di esodati. Sono coloro che hanno firmato degli accordi per mettersi in mobilità prima del 2010 e che, adesso, subiscono gli effetti di tutte le leggi pensionistiche varate nel nostro paese negli ultimi 3 anni: non soltanto quella della Fornero di fine 2011 ma anche quelle approvate nel 2010 dal suo predecessore, Maurizio Sacconi, che ha introdotto il sistema delle finestre mobili (in base al quale un lavoratore che matura il diritto al pensionamento deve rimanere in servizio ancora per 12 mesi).

LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI ELSA FORNERO

E' proprio per questo mix di fattori che Patrizia si ritrova oggi senza reddito, assieme a oltre 4mila lavoratori , che sono finiti in mobilità più di 3 anni or sono. Il 1° gennaio del 2009, infatti, la signora bolognese firmo' un accordo con il proprio datore di lavoro (il gruppo IntesaSanpaolo) per mettersi a riposo in anticipo (cioè con 36 anni di servizio anziché con 40) e ricevere per 48 mesi il sussidio del Fondo di Solidarietà, un organismo che esiste in molti istituti bancari (ma anche in alcune aziende dell'industria) per accompagnare alla pensione i dipendenti più anziani in esubero.

Per Patrizia, l'assegno Inps sarebbe dovuto arrivare il 1° gennaio del 2013. Poi, però, a guastarle la festa ci hanno pensato la riforma previdenziale del 2010 e quella di fine 2011, che porta la firma di Elsa Fornero. La lavoratrice bolognese è riuscita a salvarsi almeno dagli effetti di quest'ultima legge, poiché è stata inserita nella prima tranche di 65mila salvaguardati, cioè quegli esodati che potranno andare in pensione con le regole esistenti prima del dicembre del 2011. I problemi di Patrizia, però, non sono affatto risolti perché, proprio a causa della riforma del 2010, il suo diritto alla pensione è slittato dal 1° gennaio del 2013 al 1° settembre successivo. Il che, significa per lei dover vivere per 9 mesi senza reddito, visto che oggi Patrizia non ha più diritto al sussidio del Fondo di Solidarietà aziendale. In tutta Italia, secondo le stime più accreditate, ci sono altre migliaia di esodati ante-2010 che si trovano in una situazione simile e risultano scoperti per periodi che arrivano fino a 12 o 15 mesi.

SOLDI A SINGHIOZZO

Per tutelare tutti questi lavoratori, già negli anni scorsi il governo Monti ha stanziato un serbatoio di risorse (circa 40 milioni di euro in tutto) poste carico del Fondo sociale per l'occupazione del Ministero del Welfare. I soldi servono per garantire un reddito (cioè uno scivolo verso la pensione) a chi, come Patrizia, è rimasto senza stipendio. Peccato, però, che nel 2013 questa particolare categoria di esodati non abbia visto ancora un centesimo: per sbloccare i soldi (che rappresentano una goccia nel mare, se raffrontati al bilancio complessivo dello stato italiano) occorre infatti l'approvazione di un decreto del ministero del Lavoro, che si è perso nei meandri della burocrazia.

GLI ESODATI E IL GOVERNO LETTA

E così, oggi per migliaia di italiani si è creata una situazione paradossale: mentre il governo Letta pensa già a cambiare la riforma Fornero e a tutelare chi rimarrà senza pensione nei prossimi anni, non ha ancora risolto del tutto i problemi degli “esodati della prima ora" come Patrizia. “Se a settembre riuscirò davvero ad andare in pensione, finalmente riacquisterò un po' di serenità”, dice la ex-bancaria bolognese, “dopo aver attraversato però parecchie notti insonni e non poche difficoltà finanziarie”

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