Lavoro

Esodati, chi rientrerà (forse) nell'ottava salvaguardia

Il governo pensa di consentire il pensionamento con le regole pre-Fornero ai lavoratori più anziani rimasti senza reddito e senza lavoro

esodati

Andrea Telara

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C'è chi dice che sono 34mila mentre il governo calcola 27mila persone circa. Sono i lavoratori esodati, cioè quegli italiani che rischiano ancora di rimanere senza stipendio e senza pensione nei prossimi anni, per via della riforma previdenziale approvata nel 2011 dall'ex-ministro del lavoro, Elsa Fornero (che ha innalzato di colpo l'età del pensionamento). Ora, pare che il governo Renzi sia intenzionato a riaprire il capitolo-esodati, consentendo di mettersi a riposo con le vecchie regole (quelle in vigore prima della riforma Fornero), a un'altra platea di lavoratori, l'ottava, dopo le sette già salvaguardate negli anni scorsi.


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Chi saranno i beneficiari di queste misure? E' ancora presto per dirlo, perché manca un po' di chiarezza sui numeri. Innanzitutto, bisognerebbe mettere bene a fuoco chi sono le persone che possono esser inserite nella platea degli esodati. In linea di massima, si tratta di lavoratori che hanno firmato con la propria azienda degli accordi per mettersi in mobilità prima del dicembre 2011, in attesa di maturare il diritto alla pensione nel periodo compreso tra il 2012 e il 2019, con le vecchie regole in vigore prima della legge Fornero. Per questi lavoratori, la riforma previdenziale del governo Monti è arrivata infatti come un fulmine a ciel sereno, in quanto ha innalzato di 6 o 7 anni l'età di pensionamento, facendo perdere i requisiti a decine di migliaia di persone in mobilità.


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Per correre ai ripari, i governi di Monti, Letta e Renzi hanno approvato diversi provvedimenti per consentire a 172mila lavoratori “anziani”di andare in pensione con le vecchie regole precedenti alla riforma Fornero. Il dato sui172mila salvaguardati, però, era evidentemente sovrastimato, visto che in realtà soltanto 128mila persone hanno ottenuto la tutela (attraverso una certificazione dell'Inps) Di queste, 106mila sono già andate in pensione mentre altre 22mila sono in attesa di andarci entro il 2019.


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Dunque, visto che le stime sui lavoratori bisognosi di tutela erano ben superiori ai numeri reali (cioè oltre 40mila in più) in teoria ci sono i soldi a disposizione per salvaguardare un'altra platea di esodati, che è appunto l'ottava. Chi saranno dunque i nuovi tutelati? Per lo più si tratta di contributori volontari, cioè persone che, sempre nel 2011, pur essendo rimaste disoccupate, avevano iniziato a versare spontaneamente i soldi all'Inps, per arrivare a maturare la pensione prima della fine del 2019 con le vecchie regole pre-Fornero. Poi ci sono altre migliaia di lavoratori finiti in mobilità prima del 31 dicembre 2011 e che maturano il diritto alla pensione con le vecchie norme nel prossimo triennio. Dovrebbero essere incluse nelle tutele anche le persone che nel 2011 avevano chiesto il congedo per assistere parenti disabili e i cosiddetti cessati dal servizio, cioè persone che hanno smesso di lavorare nel 2012 per accordi sulla mobilità stipulati dai sindacati della loro categoria prima del 31 dicembre 2011. La salvaguardia dovrebbe scattare anche se il lavoratore non è rimasto completamente disoccupato e ha avuto delle assunzioni precarie a tempo determinato nel corso del 2012, cioè dopo l'arrivo della riforma Fornero.

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