Lavoro

Embraco, tutto quello che c’è da sapere sulla crisi

La storia dell’azienda, la delocalizzazione in Slovacchia e l’intervento del ministro Calenda. Le tappe salienti di una vicenda che fa discutere

Embraco: operaio si incatena ai cancelli, non molliamo

Andrea Telara

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L’ultima soluzione creativa l’ha ideata il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che spera di avere il via libera dell’Europa. Per evitare la chiusura degli stabilimenti di Embraco, l’azienda  del gruppo Whirlpool che minaccia di lasciare a casa quasi 500 lavoratori, Calenda vorrebbe creare un fondo speciale finanziato con soldi pubblici, derogando temporaneamente alle norme comunitarie che impediscono gli aiuti di stato. 

Intanto, nell’attesa di vedere cosa risponderà l’Europa, la crisi industriale della Embraco resta aperta e ancora senza soluzione. Ma come si è arrivati a questo punto? Ecco, di seguito, un riassunto di tutta la vicenda. 

Componenti made in Piemonte 

La storia italiana dell’attuale Embraco inizia nel 1994 quando il gruppo Whirlpool si insedia in uno stabilimento a Riva di Chieri, in provincia di Torino, destinandolo successivamente all’azienda controllata Embraco, società brasiliana specializzata nella produzione di compressori per frigoriferi. 

Apertura in Slovacchia

Lo stabilimento italiano diventa il polo continentale di Embraco che insedia lì il suo quartier generale europeo (Embraco Europe). Dopo qualche anno, però, la multinazionale del gruppo Whirlpool comincia a guardare a est, aprendo un sito produttivo anche in Slovacchia, nella località di Spisska Nova Vess, dove il lavoro costa ovviamente molto meno. 

Polo in Italia

Per molti anni, nonostante qualche periodica crisi industriale, Riva di Chieri resta il polo europeo di Embraco, dando lavoro a oltre 500 persone, più della metà di tutto l’organico europeo dell’azienda. 

L’inizio della crisi 

Nell’autunno 2017, iniziano a circolare ipotesi di massicce riduzioni del personale in Italia da parte di Embraco. Si parla di spostamento di quasi tutte le produzioni nazionali in Slovacchia. Alla fine di gennaio 2018, quelle che erano solo ipotesi si trasformano in fatti concreti: la capogruppo Whirlpool comunica di avere intenzione di chiudere le produzioni in Piemonte e di destinarle proprio alla Slovacchia. 

L’intervento del ministro 

Interviene per risolvere la crisi il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda. Il governo propone all’azienda di mettere i lavoratori in cassa integrazione in attesa di un nuovo piano di risoluzione della crisi. I vertici di Embraco respingono l’offerta  e propongono piuttosto una riassunzione dei dipendenti con contratto part-time (e ovviamente con salario ridotto). 

Tra gentaglia e nuovi fondi 

Il 19 febbraio il ministro Calenda dichiara inaccettabile la controprposta di Embraco e rompe con i vertici dell’azienda e con i loro consulenti del alvoro, definendoli “gentaglia” per la scarsa sensibilità che hanno dimostrato nei confronti dei lavoratori e dei temi della responsabilità sociale d’impresa. Per la vertenza con Embraco erano previsti inizialmente 75 giorni di trattativa ma il Ministro Calenda non ne vuole più sentire parlare. 

Per evitare la perdita di posti di lavoro a Riva di Chieri il ministro intende muoversi in autonomia, negoziando un piano di reindustrializzazione con l’Europa da mettere a punto con Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo.

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