Elezioni 2013: lavoro e disoccupazione sul tavolo del nuovo governo

Il nuovo esecutivo dovrà affrontare i problemi del lavoro. Ma Pd, Pdl e grillini hanno tre ricette diverse

Una manifestazione di clochard e disoccupati a Torino (credits:Alessandro Di Marco/Ansa)

Andrea Telara

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Più di 2,8 milioni di senza-lavoro, un tasso di disoccupazione giovanile al 36% e quasi 3 milioni di precari (tra collaboratori e assunti con un contratto a tempo determinato). E poi, ancora, un esercito di cassintegrati (più o meno 500mila persone), a cui vanno aggiunti quasi 2 milioni di dipendenti part-time involontari (che vorrebbero avere un impiego a tempo pieno ma lo trovano). Totale: circa 8 milioni di italiani che, in questo momento, compongono la vasta area del disagio sociale, cioè non lavorano affatto o lavorano a spizzichi e bocconi, quasi sempre con stipendi da fame.

LA LEGGE FORNERO E LA DISOCCUPAZIONE

Sono questi i numeri con cui dovrà confrontarsi il nuovo governo destinato a nascere, con grande difficoltà, dopo il terremoto politico provocato dallo storico risultato elettorale di ieri. Che si tratti di un esecutivo tecnico delle larghe intese, di un governicchio traballante o di un governo balneare che traghetterà il paese verso nuove elezioni, poco importa: tra i problemi che dovrà affrontare il prossimo presidente del consiglio, c'è innanzitutto l'emergenza-disoccupazione, benché i dati ufficiali dell'Istat certifichino oggi un tasso di senza-lavoro in linea con la media continentale (11,2% in Italia, contro l'11,7% dell'Eurozona).

TUTTO SULL'ULTIMA RIFORMA DEL LAVORO

Il guaio è, purtroppo, che le ricette contro la disoccupazione non ci sono. O meglio: ci sono soltanto sulla carta, nei programmi delle tre forze politicheche oggi hanno in mano le sorti del Parlamento (Pd, Pdl e Movimento 5 Stelle). E' difficile, però, trovare tra questi partiti dei punti in comune sulle misure necessarie per far ripartire l'occupazione nel nostro paese. Quasi tutti puntano il dito contro l'ultima riforma del lavoro, voluta dell'attuale ministro del welfare, Elsa Fornero , che rischia di lasciare a casa centinania di migliaia di lavoratori precari entro la fine dell'anno, a causa dei nuovi vincoli che ha imposto sulle assunzioni flessibili. Tuttavia, Bersani, Berlusconi e i grillini propongono tre vie d'uscita che vanno nella direzione opposta.

I DANNI DELLA RIFORMA FORNERO

Da una parte c'è il centrodestra, che vuole quasi azzerare la Riforma Fornero e tornare alla legge Biagi, cioè al pacchetto di misure sul lavoro approvate nel 2003, che hanno introdotto numerosi contratti di assunzione flessibile. Sul fronte opposto, c'è invece la posizione del Movimento 5 Stelle che, oltre a tirare bordate contro la riforma Fornero, vorrebbe addirittura abolire anche la legge Biagi, poiché la considera la vera responsabile della precarietà del lavoro in Italia. A metà strada, c'è infine la posizione del centrosinistra, in cui sembrano convivere due posizioni: una è quella di Nichi Vendola e di Sel, che ha raccolto le firme per un referendum contro la riforma Fornero e per ripristinare il vecchio articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori; l'altra è quella del Partito Democratico che ha una posizione molto più sfumata, poiché boccia l'idea del referendum e si limita a proporre alcuni correttivi alla legge Fornero, senza cambiare di nuovo radicalmente le attuali norme del lavoro e senza tornare indietro alla legge Biagi.

Sarà dunque difficile, se non impossibile, far convivere assieme queste tre posizioni quando il Parlamento dovrà votare qualche misura contro la disoccupazione.

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