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Dove trasferirsi in pensione? Dove vi pare

Scegliere altri ordinamenti con pretese fiscali meno esose delle nostre è possibile e legittimo. Ecco le località migliori per farlo

La polemica sui pensionati italiani all'estero, scatenata dalle dichiarazioni del presidente dell'Inps alla Camera lo scorso 19 luglio, è stata una mistificazione. Ha scambiato lucciole per lanterne.

Ed è sorprendente che Tito Boeri non abbia intuito che sarebbe stato pressoché inevitabile, vista l'elevatissima possibilità che l'allarme lanciato ai parlamentari fosse completamente frainteso. Ha infatti investito tutti i cittadini italiani che incassano una pensione dopo decenni di contributi regolarmente versati, ma avendo del tutto legittimamente deciso di scegliere un Paese a minor pressione fiscale e più basso costo della vita rispetto al nostro.

Boeri avrebbe dovuto sapere che i suoi giudizi - "Paghiamo noi una quota di assistenza sociale che dovrebbe essere a carico dei Paesi in cui risiedono", e "In questo modo quei pensionati non contribuiscono ai nostri consumi nazionali" - sarebbero stati infatti generalizzati, applicandoli all'intera platea dei 373 mila soggetti che hanno incassato assegni per circa un miliardo di euro nel 2016.

E invece no. Boeri si riferiva a quella parte di percettori che ricevono all'estero una pensione molto modesta perché hanno totalizzato pochissimi anni di contributi in Italia, e che a questo aggiungono la condizione di risultare secondo le leggi italiane destinatari dei pagamenti aggiuntivi all'assegno maturato, di carattere non previdenziale ma assistenziale: cioè l'integrazione al minimo e la quattordicesima, elevata dalla legge di bilancio 2017.

Ma per le integrazioni assistenziali stiamo parlando di 46 mila beneficiari, e senza distinguere tra chi ha avuto regolare durata contributiva e chi no, per una cifra complessiva di 15,4 milioni nel 2016.

In sostanza: spiccioli. Invece ecco che il fuoco ha divampato contro le migliaia di italiani che hanno faticato una vita intera fino alla regolare età pensionabile, e hanno deciso di incassare l'assegno trasferendosi per almeno sei mesi all'anno a Lisbona o a Malta, Cipro, in Bulgaria o in Romania.

Trattati da sabotatori dei consumi e del Pil nazionale, assimilati quasi a evasori fiscali. No, no e poi no. È pieno e legittimissimo diritto di quei pensionati e di tutti gli italiani votare coi piedi e scegliere altri ordinamenti con pretese fiscali meno rapinose del nostro, e prezzi più bassi che aumentino il potere d'acquisto.

È stupefacente, che proprio Boeri sia incorso in una simile trappola di demagogia nazionalistautarchico.

Nelle Canarie, spagnole ma con regime fiscale agevolato, l'imposta sul reddito è calcolata sulla base di scaglioni che vanno dal 12 a un massimo del 22,58 per cento, e l'Iva varia dal 7 al 13,5 per cento.

Il Portogallo offre ai pensionati europei l'esenzione fiscale totale per 10 anni.

La Tunisia offre ai pensionati italiani - il più di quelli pubblici andati all'estero è lì, grazie a un protocollo bilaterale - un'esenzione fiscale sull'80 per cento dell'assegno.

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