La disoccupazione cambia il mercato del lavoro

Cresce il numero di lavoratori autonomi, ma serve esperienza. Ecco perchè i giovani, ancora una volta, sono tagliati fuori

Giovani e lavoro: in crescita gli autonomi (Credits: Patrick Lux/Getty Images)

Stefania Medetti

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Meno lavoro dipendente, più lavoratori-imprenditori. Il rovescio della medaglia della disoccupazione è un nuovo status professionale. Lo certificano i dati della ricerca condotta dalla software company Intuit , ripresi da Business Insider , che fotografano una condizione lavorativa caratterizzata da professionisti che lavorano per se stessi, con orari, modalità, ma anche compensi flessibili. Una formula che, entro il 2020, riguarderà oltre il 40% della forza lavoro americana, pari a 60 milioni di persone che saranno freelance, appaltatori o personale a tempo determinato.

La ricerca stima inoltre che nei prossimi sette anni il numero di “persone che lanceranno un'attività imprenditoriale crescerà di oltre sette milioni”, mentre gli impieghi full time, caratterizzati da benefit e contratti a tempo indeterminato, saranno sempre più difficili da trovare. La maggior parte dei nuovi lavori, inoltre, sarà basata sul web o sul mobile e sarà collegata con la forza lavoro globale. E non finisce qui, perchè nel 2020, un americano su sei avrà più di 65 anni, ma non sarà il tradizionale pensionato, perchè dovrà continuare a lavorare part time o full time per mantenersi. Cambiamenti sono attesi anche sul fronte delle aziende che, tradizionalmente, offrivano benefit ai proprio dipendenti. Sempre di più questa ultime si muoveranno verso un sistema costruito su un nucleo centrale di risorse chiave assunte in numero limitato e a tempo indeterminato, attorno al quale “ruotano” i servizi dei collaboratori.  

Che si tratti di una scelta deliberata o dell’ultima spiaggia per chi non riesce a trovare un nuovo lavoro dipendente, resta il fatto che il numero di cittadini americani che si è reinventato una professione non è mai stato così ampio. Nel 2010, 22,1 milioni di persone si consideravano lavoratori autonomi, una crescita di 414mila sull’anno precedente, riferisce il Census Bureau , citato da Business Insider. L’Economic Modeling Specialists International stima che il numero di persone che lavora in maniera autonoma è aumentato del 14%. Per contro, la nuova tipologia di lavoratori guadagna di meno: se gli autonomi portavano a casa in media 43mila dollari nel 2010, nel 2006 il loro reddito si attestava su 50mila dollari. «Le persone che non sono riuscite a trovare un lavoro negli ultimi anni, hanno preso atto che non esistono più lavori a tempo indeterminato nel loro settore - fa notare Heidi Shierholz, economista del lavoro presso l’istituto di ricerca Economic Policy Institute di Washington -. Quindi, cercano opportunità in altri ambiti».

Analogo lo scenario nel Regno Unito. Brian Groom, editorialista del Financial Times , evidenzia come le persone di cinquant’anni e più pesano per 4/5 nel rapido incremento del lavoro autonomo, secondo quanto emerge da un’indagine dell'Office for National Statistics che certifica che i lavoratori autonomi sono adesso più di quattro milioni, pari al 14% della forza lavoro. Se gli autonomi sono cresciuti di 367mila unità, i dipendenti sono calati di 434mila, chiaro segno dell’impatto della crisi sul mercato del lavoro.

Per il momento, il lavoro autonomo riguarda solo alcune tipologie di lavoratori, che in comune hanno il fatto di guadagnare stipendi tendenzialmente più bassi, in futuro le cose sono destinate a cambiare. Non solo perchè il trend tenderà ad accelerare, ma anche perchè abbraccerà professioni meglio pagate e di più alto livello, chiaro segno di una riorganizzazione economica . Attualmente, i lavoratori autonomi tendono a essere uomini, le loro attività più comuni sono tassisti, carpentieri, muratori e contadini che, secondo l’ufficio statistico britannico, lavorano in media 38 ore a settimana, contro le 36 dei dipendenti e solo il 5% ha fra 16 e 24 anni, lo zoccolo duro (37%) è rappresentato da over 65. Sono proprio i lavoratori più esperti, infatti, a trovare nuove opportunità, mentre per chi si affaccia al mondo del lavoro, accumulare l’esperienza che potrà rivendere come lavoratore indipendente è molto più difficile. I giovani, insomma, rischiano di essere tagliati fuori ancora una volta.

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