Disoccupazione: caro Letta, il miliardo di euro usalo così

Le opinioni degli esperti a confronto, su come utilizzare le risorse per il  lavoro

Il premier Enrico Letta al congresso della Cisl (Guido Montani/Ansa)

Andrea Telara

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“La disoccupazione di Eurolandia ha raggiunto livelli inaccettabilmente elevati”. E' quanto sostiene oggi la Banca Centrale Europea (Bce) che, nel suo ultimo bollettino trimestrale, invita ancora i paesi del Vecchio Continente a mettere in atto riforme strutturali, per creare nuovi posti di lavoro. L'appello della Bce ha tra i primi destinatari il governo italiano guidato da Enrico Letta, che si appresta a varare un pacchetto di misure contro la disoccupazione, con una dotazione di fondi per circa 1 miliardo di euro, provenienti in gran parte dall'Ue.

I PIANI DEL GOVERNO CONTRO LA DISOCCUPAZIONE

Le risorse a disposizione non sono dunque moltissime e andranno probabilmente usate con molta parsimonia, concentrandosi su alcune misure più urgenti. Quali? Nel mondo politico e tra gli esperti di welfare, sembra prevalere la spinta verso una serie di agevolazioni fiscali per le nuove assunzioni. La pensa così, per esempio, Stefano Colli Lanzi, amministratore delegato dell'agenzia di lavoro Gi Group, che ricorda come la tassazione sui salari, nel nostro paese, sia tra le più alte al mondo. Non a caso, secondo un sondaggio effettuato di recente da Gi Group (attraverso la fondazione Gi Academy), il 62% degli italiani ritiene prioritario un abbassamento delle imposte per le aziende che reclutano nuovo personale a tempo indeterminato.

È la stessa ricetta proposta oggi anche da Cesare Damiano , deputato del Pd e vice-presidente della Commissione Lavoro alla Camera, che suggerisce però al governo di concentrare tutti gli interventi sulle fasce più deboli della popolazione: i giovani e i disoccupati ultra-cinquantenni, che fanno maggior fatica a reinserirsi nel mondo produttivo.

MENO CONTRIBUTI ALLE PARTITE IVA

Damiano propone però anche un'altra misura: un blocco degli aumenti di contributi pensionistici per le "vere partite Iva", cioè i liberi professionisti non iscritti agli Ordini che, assieme ai precari, versano gli accantonamenti previdenziali a un particolare fondo dell'Inps che si chiama Gestione Separata. Per questa categoria di lavoratori, il prossimo anno è previsto una crescita della contribuzione di almeno l'1%, secondo quanto stabilito dalla Riforma Fornero. Si tratta di una misura che rischia di fare grossi danni poiché molte attività autonome con la partita iva sono oggi, per i giovani, l'unica alternativa alla disoccupazione.

LA GARANZIA GIOVANI

Tra i provvedimenti caldeggiati dall'attuale presidente della Commissione Lavoro, c'è anche l'avvio in tempi rapidi delle Youth Guarantee, cioè i piani di formazione e inserimento professionale per i giovani under 25, che verranno finanziati nei prossimi mesi dall'Unione Europea. Per attuare questi programmi, però, è previsto un coinvolgimento dei Centri per l'Impiego (cioè gli ex-uffici di collocamento) che purtroppo, secondo Giuliano Cazzola, esperto di welfare ed ex-deputato del Pdl (poi passato alla Lista Monti), spesso funzionano come dovrebbero. “In alcuni centri per l'impiego”, dice l'ex-parlamentare, “ci sono indubbiamente delle buone pratiche ma, su tutto il territorio nazionale, i risultati raggunti dal collocamento pubblico sono indubbiamente ancora modesti”. Cazzola e Colli-Lanzi, sembrano infatti concordi su un punto: senza delle politiche attive del lavoro, che prevedono la formazione dei disoccupati e favoriscono il loro reinserimento del mondo produttivo, le agevolazioni fiscali sulle nuove assunzioni rischiano di non centrare tutti gli obiettivi.

I DANNI DELLA RIFORMA FORNERO

Inoltre, Cazzola propone anche di rimuovere i vincoli sui contratti a tempo determinato, come la regola che impone all'azienda di indicare il cosiddetto causalone, cioè il motivo per cui il lavoratore è stato assunto con un rapporto temporaneo e non con un inquadramento stabile. “Ricordiamoci una cosa importante”, dice ancora l'esponente di Lista Civica, “nessun incentivo fiscale può compensare i troppi disincentivi normativi che oggi ostacolano le aziende italiane, quando vogliono dotarsi di nuovo personale”.

Non ci sono dunque soltanto gli sgravi fiscali, ma anche alcune provvedimenti a costo zero che correggono la legge Fornero e introducono nuovi elementi di flessibilità nei contratti di assunzione. È questa anche la strada indicata da Pietro Ichino, ex-senatore del Pd, poi confluito anche lui nella Lista Monti. Oggi Ichino torna a rilanciare il suo progetto di riforma del lavoro, basata sulla creazione di un nuovo contratto sperimentale a tempo indeterminato e a tutele progressive. In pratica, si tratta di un rapporto di lavoro stabile ma che, per i primi anni di vita, prevede pochi vincoli sui licenziamenti. Lo scopo è di creare una situazione in cui, per le aziende, in una fase iniziale sia indifferente assumere con un contratto precario (come avviene spesso oggi) o con un inquadramento stabile che offre invece maggiori prospettive di crescita professionale.

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