Disoccupazione giovanile: la generazione perduta di cui parla la Merkel

La cancelliera tedesca lancia l'allarme sugli under 25 europei che non studiano e non lavorano. Ecco quanti sono e dove abitano

Giovani protestano contro la cancelliera Merkel a Francoforte (credits:Epa Photo/Ansa)

Andrea Telara

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“La disoccupazione giovanile è il problema più grave in Europa e rischiamo di perdere una intera generazione”. E' il messaggio che arriva dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel che oggi, prima del vertice Ue di Berlino, in una intervista a 6 diversi quotidiani del Vecchio Continente, lancia l'allarme per la mancanza di lavoro tra gli under 25 e tra gli under 30, soprattutto nei paesi dell'area mediterranea, Italia compresa.

LA GENERAZIONE NEET

Ma non è solo il semplice dato sulla disoccupazione giovanile (che a sud delle Alpi viaggia da tempo attorno al 38%), a misurare il disagio sociale che oggi sta crescendo tra i giovani europei. Il vero problema è la nascita di una intera generazione di scoraggiati, cioè di cittadini del Vecchio Continente con meno di 25 anni di età, che non lavorano e non studiano. Sono in totale 7,5 milioni di persone, identificati nelle statistiche ufficiali con la sigla  Neet (not in employment, education or training) , cioè giovani senza reddito e con una scarsa qualifica professionale, che difficilmente riusciranno anche in futuro a inserirsi nel mondo produttivo.

LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE E IL MODELLO TEDESCO

Purtroppo, su questo fronte, il nostro paese vanta un triste primato. Secondo le rilevazioni di Eurostat, aggiornate a fine 2012, l'Italia è la nazione di Eurolandia con la più elevata percentuale di Neet: a Sud delle Alpi, tra chi non ha ancora compiuto 25 anni, la quota complessiva è ormai sopra il 21% (contro il 16% circa del 2007) . Persino la Grecia sta meglio di noi (20,3% di Neet), assieme alla Spagna (18,8%), all'Irlanda (18,7%) e al Portogallo (14,1%). Sono dati che hanno come contraltare quelli che si registrano invece nel centro e nel nord-Europa, dove l'incidenza dei Neet non supera mai i 10 punti percentuali: è al 7,5% in Germania, al 6,5% in Austria e sotto i 6 punti in Olanda, Norvegia e Danimarca.

Il perché di questo divario che emerge dalle statistiche non è difficile da capire. I paesi che hanno una bassa percentuale di Neet (e, più in generale, di disoccupati) sono anche quelli che investono di più (e meglio) nelle politiche per dare una qualifica ai giovani, grazie soprattutto all'utilizzo virtuoso dell'apprendistato e degli stage formativi, basati sull'alternanza tra scuola e lavoro. Non a caso, quelle poche regioni italiane che riescono a imitare questi modelli nord-europei di training professionale sono anche quelle con un tasso di disoccupazione giovanile più contenuto. E' il caso dell'Alto Adige, dove la quota di Neet è attorno al 10% e si avvicina molto di più a quella della Germania che non alle percentuali rilevate nel resto d'Italia (in Sicilia è al 33%).

LE POLITICHE PER I GIOVANI ALL'ESTERO

Per risolvere il problema dei senza lavoro, la Merkel si è detta pronta a mettere a disposizione degli altri partner europei l'esperienza dei governi di Berlino che, nella lotta alla disoccupazione, sono riusciti a raggiungere risultati significativi, anche e soprattutto tra i giovani (nel 2005, infatti, la quota di Neet tedeschi era all'11% e oggi è scesa sotto l'8%). La cancelliera, insomma, è salita di nuovo in cattedra per dare lezioni agli altri paesi. E, ancora una volta, va riconosciuto che ha molte buone ragioni dalla sua parte.

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