Disoccupazione: perché cresce ancora, anche se aumentano le assunzioni

Per il ministero del welfare, i nuovi contratti di lavoro sono in crescita. Ma sale anche il numero di chi è senza un impiego. Ecco la spiegazione

– Credits: Franco Silvi/Ansa

Andrea Telara

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Ma i posti di lavoro stanno aumentando, oppure stanno diminuendo? Se lo devono essere chiesti in molti, di fronte agli ultimi dati sull'occupazione in Italia, che arrivano da fonti diverse e danno segnali spesso contraddittori. Ieri, sono state comunicate le statistiche del Ministero del Lavoro, relative al secondo trimestre del 2014. Si tratta dei dati sulle comunicazioni obbligatorie inviate dalle aziende allo stesso ministero, per via telematica, ogni volta che una persona viene assunta, licenziata o beneficia della proroga di un contratto di lavoro già in essere.

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Ebbene, a giudicare dall'ultima rilevazione ministeriale, tra aprile e giugno del 2014 si sono avute buone notizie. I nuovi rapporti di lavoro avviati in questo periodo, infatti, sono stati in totale 2.651.648, cioè 80.590 in più rispetto al secondo trimestre del 2013 (con un incremento del 3,1%). Nello stesso tempo, i rapporti di lavoro cessati nel secondo trimestre sono stati 2.430.000 circa, cioè oltre 200mila in meno rispetto alle assunzioni. Merito del calo dei licenziamenti (-8,6%) e delle dimissioni (-4,3% in un anno).

Tutto bello, se non fosse che i dati Istat, pubblicati in estate, traccino invece un quadro ben diverso e ancora molto problematico per il mercato del lavoro italiano. Nel secondo trimestre del 2014, il numero di occupati, cioè di persone che lavorano, è diminuito tra gli italiani di 105mila unità, mentre è cresciuto di 91mila unità soltanto tra gli immigrati. Nel complesso, tra aprile e giugno di quest'anno, il numero di occupati nella Penisola (italiani e stranieri) ha subito una flessione dello 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2013, con punte dell'1,5% nel Mezzogiorno.

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E allora perché, viene da chiedersi, dal ministero del welfare sembrano arrivare buone notizie? In realtà, non va dimenticato che i dati sulle comunicazioni obbligatorie delle assunzioni, appena diffusi, tracciano un quadro molto parziale della situazione. Le ultime rilevazioni trimestrali dicono infatti che le aziende, per fortuna, da un po' di tempo mostrano una maggiore tendenza a reclutare nuovi dipendenti e una minore propensione a licenziare. Ed è senz'altro positivo che, sempre secondo le rilevazioni ministeriali, ci sia pure una crescita dei contratti di apprendistato (+16%), che da anni erano in calo.

Tuttavia, la disoccupazione non ha per niente tirato il freno. Anzi, le statistiche Istat ci dicono infatti che, mentre crescono le assunzioni, è in diminuzione anche il numero degli italiani inattivi (-150mila unità nel secondo trimestre), a causa soprattutto dell'innalzamento dell'età pensionabile che, complice la riforma Fornero del 2012, costringe a rimanere al lavoro molte persone tra i 55 e i 64 anni. Poiché parecchi anziani oggi non possono ritirarsi dal lavoro e lasciare spazio ai più giovani, la quota di persone che cercano un impiego e non lo trovano continua dunque ad aumentare. Per l'Ocse, il tasso di disoccupazione dovrebbe salire al 12,9% entro la fine dell'anno, dal 12,6% di luglio. Non si tratta proprio di una buona notizia.

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