Lavoro

Dipendenti pubblici, gli aumenti in arrivo

La Consulta ha bocciato il blocco dei salari degli statali e ora i sindacati vogliono buste paga più pesanti. Ecco di quanto potrebbero crescere

Andrea Telara

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Sediamoci a un tavolo e trattiamo subito. E' questo, in sostanza, il messaggio che i sindacati confederali dei dipendenti pubblici (Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl e Uil-Pa) hanno lanciato ieri al governo dopo la sentenza emessa dalla Corte Costituzionale. I giudici della Consulta, per chi non lo sapesse ancora, hanno appena bocciato il blocco delle retribuzioni degli statali, che in Italia sono ferme ormai da quasi 6 anni, senza scatti di anzianità né adeguamenti al costo della vita Dal 2015, secondo la Corte, i salari dei dipendenti pubblici dovranno tornare a crescere. Di quanto? E' proprio attorno a questo interrogativo che ruoteranno le trattative tra le parti sociali, con i sindacati che arriveranno al tavolo del confronto in una posizione di maggiore forza, proprio grazie al pronunciamento dei giudici della Consulta.


La stentenza della Consulta


Tra il 2010 e il 2015, secondo una stima elaborata tempo fa dalla Cgil, i dipendenti pubblici hanno perso in media 4.800 euro a testa in termini di minor tenore di vita, cioè a causa del mancato adeguamento dei salari ai prezzi. Con i prossimi aumenti, però, sarà difficile per gli statali recuperare tutto quanto hanno perso nel quinquennio scorso. La sentenza della Consulta, pur dichiarando illegittimo il blocco degli stipendi, ha infatti gettato un colpo di spugna sul passato, perché rimborsare i mancati aumenti degli anni scorsi sarebbe troppo oneroso per il bilancio pubblico. Di conseguenza, per i prossimi mesi, gli impiegati dello stato devono aspettarsi soltanto qualche decina di euro in più sulla busta paga mensile, come adeguamento delle retribuzioni all'inflazione attuale e futura, senza poter invece sperare in un maxi-indennizzo per i mancati aumenti dell'ultimo quinquennio.


Dipendenti pubblici e blocco degli stipendi, 5 cose da sapere


Già con l'approvazione del Def, il documento di economia e finanza, il governo Renzi aveva già in programma i togliere il blocco degli stipendi dal 1° gennaio 2016. Per gli aumenti dei salari, l'esecutivo ha preventivato per adesso una maggior spesa di 1,6 miliardi di euro. Dividendo questa cifra per circa tre milioni e 300mila di dipendenti pubblici esistenti in Italia, si ottiene un aumento medio di circa 480 euro all'anno e di 40 euro al mese lordi. Si tratta di cifre ben modeste, che di certo incontreranno molte contestazioni dai sindacati al tavolo delle prossime trattative. Un po' più consistenti, anche se ancora molto incerti, potrebbero essere invece gli aumenti degli anni successivi, visto che il governo ha messo in preventivo una maggior spesa annua per gli stipendi degli statali fino a quasi 7 miliardi entro il 2019.


Jobs Act e dipendenti pubblici, perché non vale anche per loro


Resta inoltre da capire cosa accadrà da qui a fine anno, poiché il governo Renzi ha prorogato il blocco dei salari dei dipendenti pubblici per tutto il 2015, mentre la sentenza della Consulta diventa immediatamente efficace. A rigor di logica, dunque, gli impiegati statali dovrebbero aver diritto a un indennizzo per i mancati aumenti da qui a fine anno. Per avere le idee più chiare su cosa accadrà, bisognerà aspettare probabilmente la presentazione della prossima Legge di Stabilità prevista per settembre. Comunque vadamo le cose, un fatto resta certo: per il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan e per la sua collega alla Funzione Pubblica, Marianna Madia, è in arrivo una bella gatta da pelare.



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